mercoledì 28 aprile 2010

LIBRETTI, MA CHE SOSTANZA...

Salve a tutti, sono una lettrice compulsiva e in questi giorni mi sono data a letture apparentemente leggere ma in realtà di un certo spessore. Volete sapere quali? Proseguite dunque la lettura.

Il primo è The Wonderful Wizard of Oz, di L. Frank Baum, edizione Penguin. Ho deciso di leggere il classico in versione originale: 150 pagine che scorrono una meraviglia, di agevolissima comprensione anche per gli anglofoni meno esperti.

La storia, grazie al film del 1939 con Judy Garland, è ben nota: Dorothy vive con gli zii e il cane Toto in una fattoria in Kansas, in una realtà grigia e monotona. A causa di un ciclone, si ritrova trasportata nel meraviglioso Regno di Oz, governato dal potentissimo Mago di Oz che vive recluso nel suo palazzo al centro di Emerald City. Vi sono inoltre quattro streghe corrispondenti ai punti cardinali: le streghe buone del Nord e del Sud e quello malvagie dell'Est e dell'Ovest.

Aggiungete alla trama uno Spaventapasseri intelligentissimo ma convinto di non avere cervello, un Uomo di Latta sicuro di non avere cuore eppure molto sensibile e un Leone che si crede codardo ma è sempre pronto a schierarsi in prima linea per difendere gli amici, un paio di scarpette argentate portatrici di un misterioso incantesimo e una strada di mattoni gialli.

Beh, se vi dicessi che lo Spaventapasseri rappresenta gli agricoltori, l'Uomo di Latta gli operai e il Leone William Jenning Bryam, candidato democratico alle elezioni presidenziali americane del 1896? E' che Dorothy è metafora dei valori tradizionali americani e il suo cane Toto del proibizionismo? E' che la Yellow Brick Road, la strada di mattoni gialli rappresenta il sistema aureo (il dollaro rapportato all'oro in un sistema di cambi fissi) e le scarpette d'argento (cambi basati non solo sull'oro ma anche sull'argento) sono la soluzione del problema?

Le molteplici interpretazioni sul libro di Baum ne fanno un classico della letteratura adatto a ogni età: i più piccoli ne apprezzano la storia, lineare ma molto efficace, i grandi (che hanno voglia di contestualizzare l'opera) vi trovano numerosi riferimenti alla realtà politica e sociale.

Lo stesso discorso vale per Flatlandia, del reverendo Edwin A. Abbott (Adelphi).

La Flatlandia che costituisce il titolo del volume è una realtà bidimensionale. I Flatlandesi non concepiscono la terza dimensione e quando il protagonista/narratore cerca di aprire loro gli occhi viene deriso e rinchiuso in manicomio. Nella dedica del libro Abbott afferma chiaramente che spera che il suo 'racconto fantastico e più dimensioni' possa allo stesso modo spingere noi abitanti di Spacelandia, che concepiamo la terza dimensione, a renderci conto della relatività delle nostre conoscenze e della trascendenza della nostra esistenza (non a caso Abbott era un reverendo).

Il sistema sociale di Flatlandia è molto chiuso: le figure irregolari non vengono considerate individui e le donne sono linee, costrette a dimenare continuamente il fondoschiena in presenza degli uomini, che altrimenti rischierebbero di non vederle. I triangoli isosceli rappresentano l'esercito, i triangoli equilateri la borghesia, i quadrati sono i gentiluomini, dal pentagono in su c'è la classe nobiliare, fino ad arrivare ai cerchi, una casta sacerdotale che non fa niente, ma decide perché gli altri devono fare le cose. Aggiungerei una menzione alla Rivolta Cromatica, che ricorda da vicino una certa Rivoluzione Francese.

Sperando di avervi incuriositi, non posso che consigliarvi questi due libricini, veloci da leggere, poco costosi ma senza dubbio imperdibili.
Con ciò è tutto. Saluti compulsivi a tutti.

6 commenti:

MagicamenteMe ha detto...

io lo sapevo la storia dei mattoni gialli. ^__^

Invece questa Flatlandia sembra interessante

MagicamenteMe

la stanza in fondo agli occhi ha detto...

Flatlandia mi pare stimolante, appena ho tempo vado a dargli un'occhiata!

Unknown ha detto...

Se potete approfittate dello sconto del 25% sugli Adelphi per Flatlandia, non so fino a quanto dura.

@Magic: se devo essere sincera Flatlandia l'ho 'scoperto' leggendo I Diari della Mezzanotte, c'era il ragazzino Acrobata (Jonathan mi pare) che ne parlava spesso, non ricordi?

MagicamenteMe ha detto...

già, è vero non avevo ricollegato però

Vele Ivy ha detto...

Sììì, mi hai incuriosita! Mi sembrano molto originali tutti e due, me li appunto!

Incantatore ha detto...

Accidenti, certo che così il Mago di Oz è tutta un'altra cosa, vero?