giovedì 25 febbraio 2016

Caro Lettore, il blog chiude

Caro Lettore,

non so perché mi stai leggendo e nemmeno quando. 
Forse è stato un motore di ricerca a portarti qui, o forse io e te, a un certo punto, ci siamo incrociati, magari piaciuti. Non so se tu mi hai lasciato qualcosa, ma spero di aver lasciato io qualcosa a te.

Perché scrivo queste righe? Ho deciso oggi, dopo una lunga quanto inconscia riflessione, di mettere fine all'avventura di Confessions of a Bookaholic. Queste pagine virtuali, nate per dare forma alla mia ossessione per i libri, hanno espresso benissimo la Pia 25enne, che non amava prendersi sul serio e, forse, aveva una certa tendenza a denigrarsi. La stessa Pia che è stata a guardare mentre gli altri book blog, man mano, si trasformavano in una fucina di segnalazioni per ricevere in cambio copie gratuite dei libri e un giorno, chissà, lavorare in una casa editrice. Non mi riconosco più nella piattaforma Blogspot, che trovo sempre meno stimolante. Non mi riconosco più nel suo modo di parlare di libri, troppo conformista e troppo superficiale. 

Lascio online il blog perché chiunque possa leggere ciò che vi è stato scritto e affidato alla rete come messaggio a uno sconosciuto. Lo lascio per rispetto verso chi ha letto, seguito e commentato. E perché l'header (opera dell'artista Marco Guadalupi) merita di essere ammirato da più gente possibile. 

Chi avesse voglia di continuare a seguirmi può farlo su Medium o su Facebook o su Goodreads, i social network su cui, al momento, sono più attiva. Chissà che, prima o poi, io non torni a bazzicare su questi lidi.

Come sempre, un saluto compulsivo a tutti.
La vostra 
Bookaholicxxx
aka Pia 

lunedì 7 dicembre 2015

Le letture di dicembre. Magnus Chase, Magisterium e Il mito di Sisifo

Buongiorno compulsivo a tutti,
esordisco rubando le parole alla Bradamante di Calvino (Il cavaliere inesistente):


E così, dopo un lungo silenzio, eccomi di ritorno, più compulsiva che mai, pronta a lasciarmi alle spalle il passato e correre verso un gioioso avvenire (?). Prima però mi piacerebbe raccontarvi le mie ultime letture. Pronti? Procediamo.

Magnus Chase. The Sword of Summer
Non potevo aspettare la versione italiana: ormai io e Rick Riordan siamo così in confidenza che leggo tutto ciò che scrive appena pubblicato (probabilmente lo leggerei anche in tedesco). La spada dell'estate (nel frattempo pubblicata anche in italiano da Mondadori) è il primo volume di una nuova pentalogia, dedicata stavolta alle divinità norrene. Protagonista della serie è Magnus, sedicenne senza fissa dimora il cui cognome - Chase - dovrebbe giustamente far scattare un bel campanello nella mente dei lettori. Da anni sostengo che Riordan è un autore che migliora a ogni libro. Mi spiace dire che, nonostante io abbia gradito La spada dell'estate, qui non ho visto miglioramenti da Blood of Olympus. Forse Rick ha in serbo il meglio per i prossimi volumi o forse no, o forse sono più ansiosa di leggere The trials of Apollo, che si collegherà più direttamente alle vicende di Percy & Co. Sta di fatto che, dovessi dargli un voto, sarebbe una B non piena.

Magisterium 2. The Copper Gauntlet
Allora con questa serie di Cassandra Clare e Holly Black ho un rapporto un po' strano. Gravita tutto attorno a un unico interrogativo: perché continuo a leggerla? La risposta onesta è "non lo so", seguita da un più analitico "perché voglio vedere dove va a parare". Certo è che questo libro, che non esiterei a definire grezzamente "striminzito", si legge in un pomeriggio e non racconta quasi nulla. Si basa su equivoci che si potrebbero risolvere con facilità se solo i personaggi parlassero un po' di più. In alcuni passaggi è sin troppo potteriano e in altri sembra una fanfiction Drarry. Il che mi riporta alla domanda originaria. Perché continuo a leggerla? Forse la risposta giusta è "dopo questo libro non continuerò"

Il mito di Sisifo
Un bel pomeriggio uno dei miei amici su Facebook - nemmeno ricordo chi - condivise un articolo dell'Internazionale in cui si parlava di Camus e di questo suo libro che affrontava il tema del suicidio. L'articolo rifletteva sulla vita e sul suo senso e diceva, in sostanza, che anche se un senso la vita non ce l'ha, è bella lo stesso. Incuriosita, mi sono precipitata su Ibs a comprarlo. Nel corso di una successiva conversazione telefonica, mia madre mi avvisò: "Camus è frustrante" disse. Saggiamente, aggiungo. 

Ci ho provato in tutti i modi e non sono ancora riuscita a finire il libro, che evidentemente ha deciso di copiare la vita e non avere un senso. O forse sono io che non l'ho colto. Magari lo riprovo durante le vacanze di Natale, giusto per non essere troppo felice. 

Ho letto anche altre cosette, ma non voglio parlarne ora. Vi dirò che mi sto attualmente cimentando con il thriller di Natsuo Kirino Pioggia sul viso, che sto trovando gradevole seppure non un capolavoro. Non so ancora cosa figurerà tra le mie prossime letture. 

Porgendovi i consueti saluti compulsivi, vi do appuntamento alla prossima,
a presto,
B. 

venerdì 18 settembre 2015

Letture compulsive: Quando siete felici fateci caso, Il mondo incantato, Donne che amano troppo e The Sleeper and the Spindle

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic in vena di autoanalisi a scrivervi. Purtroppo - o per fortuna - se gli uomini di mezza età hanno la crisi dei cinquanta anni, le donne hanno una crisi analoga quando raggiungono la soglia dei trenta e ahimè - forse qualche lettore mi credeva più giovane - io l'ho raggiunta. In periodi di crisi - intesa come "rottura", quindi "cambiamento" - proprio non riesco a buttar giù libri di narrativa e allora si va di saggistica. Ecco le mie ultime letture.

Bellissima cover
Quando siete felici fateci caso (Kurt Vonnegut, Minimum Fax)
Non ho molto da dire su questa raccolta di discorsi pronunciati da Kurt Vonnegut (Mattatoio n. 5) in diverse occasioni (perlopiù cerimonie per laureandi in vari college americani). Si tratta di un libro breve, che risente di tanto in tanto degli schemi del parlato, con una copertina e un titolo fantastici e alcune riflessioni che vale la pena condividere. Vonnegut lo dice senza tanti giri di parole: se siete felici fateci caso, gioite dei momenti belli quando notate che ne state vivendo uno. È l'unica vera strada per la felicità. E tendo a concordare con lui.
Fantastiche le streghe!

Il mondo incantato (Bruno Bettelheim, Feltrinelli)
Possiedo una copia di questo saggio sui significati psicanalitici delle fiabe da anni ma non avevo trovato il tempo o la voglia di leggerlo. L'ho approcciato varie volte, bloccandomi all'introduzione. Questa volta mi sono decisa a saltarla e andare direttamente al primo capitolo e lo stratagemma ha funzionato: forse sono anche io protagonista di una fiaba e dovevo provarci tre volte prima di compiere la mia missione? In ogni caso il libro l'ho finito e mi è anche piaciuto. Senza dubbio è un modo nuovo - nonostante sia impostato su un tipo di psicanalisi antiquato - di vedere fiabe note a tutti sin dalla più tenera età e offre molti spunti di riflessione sulla narrazione a livello generale. Adatto anche a chi non si occupa di psicologia in modo professionale.

Ansia occhio in primo piano

Donne che amano troppo (Robin Norwood, Feltrinelli)
Quando Irene me lo ha consigliato, contando che mi aveva consigliato anche Il secondo sesso, non ho potuto non leggere questo saggio. Speravo sinceramente in qualcosa di meglio. La mia insoddisfazione nei confronti del libro nasce dal fatto che racconta storie che hanno davvero del patologico, mentre avrei avuto voglia di leggere qualche esperienza in cui potermi riconoscere di più. Delle dinamiche un po' meno esasperate insomma. 

Fonte: geekinsider.com
Tra le letture recenti meritano una menzione a parte il romanzo breve (o racconto lungo, non ho mai capito la differenza) illustrato da Chris Riddel e scritto da Neil Gaiman The Sleeper and the Spindle e la graphic novel Lo scultore di Scott McCloud. Sta per essere pubblicato in italiano da Mondadori, ma io non ho resistito e l'ho letto in versione originale Bloomsbury. Ora che esce anche in italiano non aspettate e fatelo anche voi. Sempre tema fiabesco, vagamente lesbo, decisamente ottimo per riflettere.

Lo scultore e Meg

Di Lo scultore ho apprezzato alcune cose, mentre altre no; è, fondamentalmente, una storia sull'amore, l'arte e la vita. Facile riconoscersi nell'ansia di esprimersi e di non essere dimenticati che comunica, ed è bene che, di tanto in tanto, le storie ci ricordino l'importanza di vivere ogni attimo apprezzandolo come se fosse l'ultimo. Non mi è però piaciuto lo sviluppo della storia d'amore tra David e Meg. Lei, affetta da crisi maniaco depressive e probabilmente affetta da disturbo bipolare, si porta a casa lui, uno sconosciuto ubriaco e senza tetto, lui si innamora di lei nel giro di cinque minuti... Insomma, è la classica ragazza dei sogni che non esiste nella vita reale, un personaggio femminile totalmente a servizio del personaggio maschile della vicenda che non ha autonomia narrativa e respiro. Nel complesso ho apprezzato il messaggio sul "vivere la vita" quindi consiglierei Lo scultore, ma con una riflessione pre e post sull'immagine femminile che ne emerge.

Non so se e quando riuscirò a far ritorno alla narrativa senza immagini. Intanto, vi porgo i consueti saluti compulsivi,

B. 


giovedì 17 settembre 2015

Inside Out: la recensione di Bookaholic

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic che finge di non esser tale a scrivervi, che digita con pazienza dando l’impressione di fare altro nel cuore del lato oscuro della Forza. Con abile mossa nerdosa, oltre a dedicarmi ai miei amati libri, nei giorni scorsi ho preso parte alla proiezione stampa milanese di un film Disney Pixar che aspettavo da mesi e di cui mi accingo a raccontarvi la mia opinione: Inside Out.

Da sinistra: Paura, Tristezza, Gioia, Disgusto, Rabbia

Trama
Il Centro di controllo della mente di Riley, una ragazzina di 11 anni, è localizzato nel Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono al lavoro, guidate dalla simpatica e ottimista Gioia, la cui missione è di garantire la felicità di Riley. Le altre Emozioni comprendono Paura che garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia che assicura il senso di equità e giustizia e Disgusto che impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo come del resto non è chiaro neanche agli altri. 
Quando Riley si trasferisce con la sua famiglia in una nuova metropoli, le Emozioni dentro di lei si mettono subito al lavoro, desiderose di guidarla attraverso la difficile transizione. Tuttavia, Gioia e Tristezza vengono relegate in un angolo remoto della sua mente, lasciando spazio a Paura, Rabbia e Disgusto. Gioia e Tristezza si avventurano in luoghi sconosciuti fra cui la Memoria a Lungo Termine, Immagilandia, il Pensiero Astratto e la Cineproduzione, nel disperato tentativo di tornare al Quartier Generale e da Riley.
Diretto dal regista premio Oscar® Pete Docter (Monsters & Co., Up), prodotto da Jonas Rivera, p.g.a (Up), co-diretto da Ronnie Del Carmen (Up), il film Disney•Pixar Inside Out presenta la colonna sonora originale di Michael Giacchino (Gli Incredibili, Ratatouille, Up) e uscirà al cinema il 16 settembre 2015.

Il trailer

La mia opinione sul film
Partiamo dalle emozioni: Gioia, Tristezza, Disgusto, Paura e Rabbia. Sono cinque e sono fondamentali. Ma cosa accade quando Gioia e Tristezza sono risucchiate via dalla centrale operativa del cervello dell’undicenne Riley? È quel che scopriamo in Inside Out, una storia bella, che ci spiega senza essere didascalica come funzioniamo e cosa succede dentro di noi quando, per un motivo qualsiasi, le cose non vanno come vorremmo. Bello? Bello. L'animazione Disney Pixar, come sempre, si apprezza, non è difficile empatizzare con le emozioni e il viaggio dentro la testa di Riley è onirico al punto giusto, senza mai scivolare nel nonsense fine a se stesso. 
Delle varie emozioni presentate dal film Tristezza è di sicuro la mia preferita. Non la tristezza, proprio la tonda e bluastra Tristezza con la T maiuscola. Facile rivedersi in lei, e poi il suo character design è pazzesco, è così coccolosa che vorresti solo abbracciarla. (Sì, Tristezza, ti sei guadagnata una fan). 
Vi consiglio questo film? Decisamente sì.

Saluti compulsivi a tutti,
B. 

martedì 15 settembre 2015

We are your friends - la recensione

Buon pomeriggio compulsivo a tutti, 
è una Bookaholic cinefila a scrivervi quest'oggi, con un post dedicato a un'uscita targata Notorius Pictures che gli amanti di High School Musical non possono proprio perdere: We Are Your Friends, nientemeno che con... Zac Efron.

La trama

Cole, un giovane DJ, fa la conoscenza del più esperto e famoso collega James, e trova in lui una guida capace di dare una svolta alla sua carriera finora deludente. Contemporaneamente Cole si innamora di Sophie, l’affascinante e misteriosa fidanzata di James...
Zac Efron torna sul grande schermo in un film che vi trascinerà a ritmo di musica!

Il trailer


La mia opinione sul film

Da dove iniziare? Premetto che, pur avendo l'età giusta (in realtà ero un pochino più grande ma... shhhh), non sono mai stata presa dal vortice High School Musical & Zanessa. Anzi, se penso a Zac rido come una matta ricordando questo video
Possiamo far finta che We Are Your Friends abbia un senso, che voglia essere una storia di formazione personale e allo stesso tempo generazionale, che parli dell'abuso di sostanze e dell'inseguire i propri sogni. Ma la verità è che questo film ha senso solo per chi è cresciuto con il mito di Zac Efron e va matto (ma veramente matto) per la musica elettronica (e qui premetto che non sono sicura "elettronica" sia il termine migliore, ma non so dire se nello specifico si tratti di house, dance, techno o altro). Vi consiglio di vederlo? Secondo me potete perderlo tranquillamente, a meno che siate ex adolescenti repressi che, non essendo mai stati a una serata in discoteca, vorrebbero tornare ai più lieti giorni e impasticcarsi a Las Vegas con una come Emily Ratajkowski. Se volete ascoltare la colonna sonora la trovate qua

Il film è al cinema dal 17 settembre. 

mercoledì 19 agosto 2015

Di vite reali e immaginate

Buonasera compulsiva a tutti,
è una Bookaholic che non è più Bookaholic a scrivervi. In questi ultimi mesi sono stata impegnata con una nuova serie tv dalla trama davvero deludente, chiamata Vita Reale. Nel tempo libero ho comunque lasciato la mente a briglia sciolta, dedicandomi ai miei amati libri e alle mie amate serie tv. Curiosi di un riassunto breve e non esaustivo della mia estate? Procediamo.



Le serie tv che ho visto
- Torchwood. Non male ma nel complesso sopravvalutato. Quarta stagione particolarmente invedibile.
- Person of Interest. Sempre bello. Ho shippato Show e Root da subito e la canonizzazione mi ha resa molto felice. Nonostante ciò che è accaduto subito dopo. (Odio tutti). 
- Mentalist. Ok, non farò spoiler sul finale. Serie nel complesso gradevole ma davvero anticlimatica. Sceneggiatori, che vi è successo?
- Hannibal. Perché non ho visto prima questa serie? Come tutti shippo Hannigram. Ho persino una sorta di battuta preferita, che non cito a memoria ma suona più o meno così: "Non posso avere una storia con te perché sei instabile". Ti capisco Alana Bloom, ti capisco. 

I libri che ho letto
- Muoio dalla voglia di conoscerti (Aidan Chambers, Rizzoli). Avevo grandi aspettative, ma le ha deluse.
- Città di carta (John Green, Rizzoli). La trama mi ha preso, ma continuo a considerare John Green Molto Molto Irritante.
- Fool's Quest (Robin Hobb, Random House). Fitz, come sempre sei un idiota. Ama Beloved e vivete felici e lasciate in pace noi lettori.
- The Waste Land (TS Eliot). Molto suggestivo. L'ho letto come una lettrice di fantasy, quindi in modo indegno, fuorviante e parziale.
- Il lago (Banana Yoshimoto, Feltrinelli). Un gradito ritorno alla Banana, ma non uno dei suoi scritti migliori. 

Film, visto che non sono una cinefila, non ne ho visti. Sono uscite (o stanno per uscire) un paio di mie recensioni su Fantasy Magazine e Diario di Pensieri Persi. Di Ant-Man (buon entertainment), dei Minions (che non amo ma il film non era male) e di Quando c'era Marnie (non il miglior Studio Ghibli ma uno dei quei film che ti commuovono anche se non vuoi). 

Detto questo, le poche energie rimastemi mi abbandonano. Fra freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Stat rosa pristina nomina, nominae nuda tenemus. No stavo scherzando, e probabilmente c'è persino qualche errore. Dieci punti a chi indovina da dove viene.
Saluti compulsivi a tutti,
B. 


lunedì 1 giugno 2015

Di scuole del bene e del male, canzoni e vite degli altri

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
c'erano un po' di cose che volevo dirvi. La prima è che scrivo questo post ora perché l'alternativa sarebbe andare a fare la spesa. Ma quando i rigurgiti di opinione ti travolgono è meglio cavalcare l'onda. E tralasciare le dozzinali metafore surfiste

La seconda cosa è che non so se questo blog sia a norma di biscotti e sinceramente al momento me ne importa poco. La mia giornata di oggi è stata di letture: ho finito ben due libri, che stavo leggendo da sin troppo tempo. Di entrambi ho parlato su Goodreads, e di entrambi vi riporterò le mie opinioni.

The School of Good and Evil di Soman Chainani (Mondadori)
SPOILER

L'accademia del bene e del male
Ho scovato questo libro per caso e non sono pentita di averlo letto. La mia prima impressione si potrebbe riassumere così: a metà strada tra Harry Potter e le Winx con sottotrama lesbo. C'è da chiedersi se e quanto Chainani sia riuscito a giocare con i modelli di ispirazione per creare qualcosa di originale. 
Laureato ad Harvard con una tesi sulle streghe cattive nelle fiabe, Chainani sa di cosa scrive e risulta convincente con la sua complessa architettura di sottintesi nel delineare le due protagoniste, Sophie e Agatha, per chiarirne l'orientamento (in termini di Bene e Male ma non solo) e il destino. 
A suon di "non è il tuo aspetto ma quello che fai a determinare la tua bontà o meno", Chainani costruisce una storia di crescita, scoperta di sé e dell'amore che forse avrebbe avuto bisogno di meno parole ma risulta comunque una gradevole lettura
E che mi incuriosisce a continuare la trilogia.

Memorie d'una ragazza perbene di Simone de Beauvoir (Einaudi)

Cara Simone,
ti premetto che le vite degli altri mi interessano in modo molto relativo. 
Quindi, non saprei dirti perché ho preso in mano proprio la tua autobiografia. Cosa mi aspettavo di trovarci? Non lo so. Forse volevo capire come erano nate le riflessioni che ti hanno portata a scrivere Il secondo sesso, una lettura che mi ha cambiata molto lo scorso anno. E ora mi sembra di conoscerti un poco meglio, nonostante tu resti tuttora un grande mistero per me. 
La tua statura è di un certo livello. Volevi eccellere e non sapevi se ci riuscivi davvero. E mi vengono in mente tutte quelle persone che condividono la tua stessa aspirazione e forse un giorno spiccheranno il volo o forse no, perché nascondono poco sotto l'aria intellettuale che tentano di cucirsi addosso. 
L'eccellenza in te esisteva senza dubbio, ma sono felice di aver conosciuto, seppur poco, le tue tribolazioni. Apportare un cambiamento nel mondo non è mai un processo indolore e alcune cose - l'essere sereno, l'essere normale - a volte si sacrificano durante il percorso. 
Di sicuro non mi avresti giudicata interessante: non sono abbastanza sciatta e ho un'opinione troppo bassa degli altri per dire cosa penso davvero. Non mi avresti mai conosciuta. 
Mi sarebbe piaciuto, in un'altra vita, offrirti un croissant.
Grazie per Il secondo sesso,

Pia
PPS Ho tifato per te e Sartre da subito!
Ps Non penso di leggere altre (auto)biografie in futuro.

Di recenti letture ce ne sono state altre: in particolare I ragazzi di Anansi, di Neil Gaiman (Mondadori), di cui mi sento di condividere alcune citazioni, che spero bastino a incuriosirvi quel che basta per cercare il libro.

Ogni persona mai esistita o esistente o che esisterà ha una canzone sua. Non è una canzone scritta da qualcun altro. Ha una melodia e parole sue. Sono poche le persone che riescono a cantare la loro canzone. La maggior parte di noi ha paura di non riuscire a renderle giustizia con la voce, oppure che le parole siano troppo sciocche o troppo oneste o troppo strane. Perciò, invece di cantarla, la vive.

Adesso la gente racconta le storie di Anansi e comincia a pensare di baciare qualcuno, a ottenere qualcosa in cambio di niente, con l'astuzia o con lo spirito. È allora che hanno cominciato a fare il mondo.

La gente aveva sempre la stessa storia in cui si nasce, si combina qualcosa e poi si muore, ma adesso assumeva un significato diverso. 

En passant, ho recuperato anche il terzo racconto crossover Percy Jackson/Kane Chronicles di Rick Riordan, The Crown of Ptolemy, Dando buca a Godot di Stefano Bartezzaghi e La letteratura in pericolo di Tzvetan Todorov. Ma sono altre storie, e se ne dovrà parlare un'altra volta. 

Vi racconterò anche dell'incontro con Aidan Chambers alla Rizzoli di Milano, una serata molto interessante dedicata ai ragazzi e a Mare di Libri, il festival che si terrà a Rimini a metà giugno (a cui non posso andare e la cosa mi rende molto triste). Ma lo farò in un post a parte, dedicato solo all'evento. Intanto, anche se il supermercato non chiude, si avvicina inesorabile l'ora della spesa. 

Vi porgo dunque cordiali e compulsivi saluti e vi prego, se il mio blog ha dei cookie di quelli che rischiano di fare di me una fuorilegge avvisatemi! Perché è vero che ho sempre adorato Robin Hood, ma le cose sono un po' cambiate dai bei tempi della foresta di Sherwood. 

B.  





mercoledì 29 aprile 2015

I 7 nani

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic "fiabesca" a scrivervi, e che nonostante i vari impegni ha trovato il tempo di andare a vedere I 7 nani e recensirlo per voi. Il film esce il 30 aprile per Microcinema Distribuzione. Ecco che me ne è parso.

La cover foto Facebook di Microcinema

La trama

Bobo, il più giovane dei sette nani, per sbaglio punge la principessa Rose (anche conosciuta come “La bella addormentata”) e con lei fa piombare nel sonno il regno di Fantabulosa. Il maleficio della strega Perfidia, da cui Rose si era sempre dovuta difendere sin dall’infanzia, è ora divenuto realtà! Insieme agli altri sei compagni Bobo dovrà viaggiare in luoghi magici, alla ricerca di un modo per risvegliare Rose. Sarà l’occasione per vivere avventure fantastiche e conoscere incredibili personaggi. Un esilarante mix delle fiabe più famose per grandi e piccini, con un drago strampalato, un nano coraggioso, una serie infinita di gag e una colonna sonora appassionante.

Il trailer


La mia opinione sul film

Dunque, premetto che a me l'animazione piace molto. Senza dubbio il fatto che l'argomento del film sia così affine a Shrek rappresenta un'arma a doppio taglio: se da una parte è gradevole per lo spettatore andare al cinema sapendo di poter contare su una serie di situazioni e personaggi già noti e amati, dall'altra un confronto minimo è inevitabile. In genere cerco di vedere un progetto - o un prodotto - per ciò che è in un'ottica non relativista, ma è anche giusto, considerate le dovute differenze, inserire un film di genere all'interno di un contesto che faccia da retroterra culturale. 
I 7 nani è una produzione europea che non ha alle spalle sceneggiatori, animatori e uffici marketing in grado di rivaleggiare con DreamWorks. Tuttavia, pur mancando di una impronta personale è un buon prodotto di intrattenimento. I 7 nani presentati nel film faranno ridere soprattutto i più piccoli e la sceneggiatura è gestita bene. Particolarmente simpatica la colonna sonora con canzone dedicata al cake design. 

martedì 21 aprile 2015

Avengers:Age of Ultron

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic reclutata dallo S.H.I.E.L.D. a scrivervi, vincolata fino all'ultimo a non rivelare informazioni top secret che, se trapelassero, costituirebbero una seria minaccia per la vita sulla terra. Eppure il termine ultimo è scaduto: posso dunque dirvi che ho partecipato alla proiezione stampa di Avengers: Age of Ultron, film su cui mi piacerebbe condividere alcune impressioni con la rete.


Il poster del film 
La trama

Quando Tony Stark avvia un programma di mantenimento della pace rimasto inattivo, le cose vanno male e gli Eroi più Potenti della Terra, tra cui Iron Man, Capitan America, Thor, l'Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, sono messi a dura prova nella battaglia per salvare il pianeta dalla distruzione per mano del malvagio Ultron.

Trailer italiano ufficiale



La mia opinione sul film

Premetto che amo l'entertainment. Il cinema non deve, a mio parere, necessariamente costruirsi su precise scelte tecnico-artistiche, mostrare una visione del mondo o insegnare qualcosa allo spettatore. Esiste tutto un filone snobbato dalla critica ufficiale che si costruisce sull'intrattenimento dello spettatore, pensato per divertire e svagare. Avengers: Age of Ultron è un prodotto di intrattenimento. Appurata la questione, se non è ciò che cercate al cinema forse non vi dirà nulla o persino non vi piacerà. Se amate il genere lo apprezzerete ma forse non lo amerete fino in fondo. Vediamo perché.

Amo il Marvel Cinematic Universe come concetto in sé: l'idea di ricreare sul grande schermo un progetto così di lungo periodo che metta in scena non un personaggio o una storia ma un intero universo non è senza pari nella storia del cinema ma è la prima volta che abbiamo un piano così ben orchestrato dall'alto. Certo, mi viene in mente un altro universo narrativo che ci tiene compagnia da anni, ma non a caso è ormai un compagno di scuderia del MCU (a buon intenditor...). Detto questo, Age of Ultron non è di sicuro il miglior tassello del MCU visto fino a ora. La sceneggiatura manca di un certo mordente nei dialoghi, e le relazioni tra i personaggi - tranne un paio, ma non vi dico quali per non rovinarvi la sorpresa! - non vengono sviluppate come ci si aspetta da un maestro nella gestione dei gruppi come Joss Whedon

Detto questo, se vi riconoscete anche un minimo nel concetto di nerd questo film non potete proprio perdervelo. Quindi andatelo a vedere.

Saluti compulsivi a tutti,
B. 

sabato 18 aprile 2015

Black Sea

Ho visto Black Sea per caso, senza conoscerne la trama, con un’idea vaga: un sottomarino affondato, un tesoro perduto e Jude Law che ne va in cerca. Diretto da Kevin Macdonald e scritto da Dennis Kelly, Black Sea è al cinema dal 16 aprile, distribuito da Notorius Pictures
Vi consiglio di guardarlo? .

Jude Law, in tutta la sua stempiatura

Trama

Il capitano di sommergibili Robinson, con un divorzio alle spalle e un figlio adolescente con cui non ha quasi alcun rapporto, viene licenziato dalla sua società di recupero relitti.
Robinson decide di riscattarsi con un'impresa straordinaria: recuperare l'immenso carico d’oro contenuto in un sommergibile tedesco che giace sul fondo del Mar Nero dal 1941.
Una volta raggiunto il tesoro sommerso, l’avidità dei membri dell’equipaggio prenderà il sopravvento in un gioco al massacro alla fine del quale potrà restarne soltanto uno...

Trailer



La mia opinione sul film

In genere, quando parlo di un film cerco di rispondere a due domande: cosa voleva dire? Ci riesce? Vediamo dunque cosa voleva dire Black Sea: il film è a metà strada tra un thriller action e uno di quei film alla Ocean's Eleven. C'è una squadra in cui ognuno ha un compito diverso e in questo caso è il Robinson di Jude Law il Danny Ocean della situazione. Licenziato dalla multinazionale Agorà, Robinson ha perso tutto: insofferente all'autorità - in Marina ha avuto problemi con i suoi superiori - per il lavoro sui sottomarini ha sacrificato tutto, perdendo persino la famiglia. E i problemi iniziano qui.

Premetto che, da spettatrice, non riesco più a guardare serenamente film che presentino un punto di vista sulla vita e sui rapporti di coppia così smaccatamente maschile. Mi rendo conto che non sono queste le finalità del film, ma basta con uomini duri e segnati dalla vita che perdono donne manco fossero chiavi di casa. Chiusa la parentesi, torniamo alla trama principale. Se si trattasse di un "semplice" action movie probabilmente Black Sea sarebbe più godibile. Le dinamiche che si mettono in moto nel sottomarino in cerca dell'oro non presentano nulla di inedito: d'altra parte, con un equipaggio metà inglese e metà russo, cosa possiamo aspettarci se non ripicche sul cibo, nonnismo e accoltellamenti? 

È qui che i limiti di Black Sea appaiono in tutto il loro fulgore, quando cerca di indagare sulla natura umana mostrando uomini che hanno perso il senso morale  ritrovandolo in situazioni insperate. Il tutto confezionato con una nota positiva sul futuro e le nuove generazioni. Lo consiglierei? Traete voi le dovute conclusioni. 

Con questa nota lieta e allegra, vi auguro i consueti saluti compulsivi.
Alla prossima,
Bookaholicxxx 

venerdì 10 aprile 2015

Bookaholic a Milano Fantamagica

Buonasera compulsiva a tutti,
è una Bookaholic affetta da gravi problemi espressivi a scrivervi.
Di cose da dire ce ne sarebbero tante, troppe persino. Mi limiterò all'essenziale (e stavolta non sarà invisibile agli occhi): domani, 11 aprile, e domenica 12, sarò in via Gallarate 46 a Milano presso l'associazione culturale Magicabula dove si terrà la prima edizione di Milano Fantamagica, manifestazione dedicata al fantastico che porterà un pizzico di magia nel capoluogo lombardo. 


Sabato alle 16.00 terrò un panel sulla rappresentazione della diversità negli universi fantastici - non solo letterari - e domenica, sempre alle 16.00 parteciperò a un panel sulla fiaba discutendone le strutture archetipiche individuate da Propp. Se vi piacerebbe conoscermi, farmi i complimenti per il fantastico blog, farmi fuori perché mi trovate insopportabile oppure - cosa molto più probabile - non ve ne importa niente ma non avete niente da fare, passate: siamo il lato oscuro del fantasy, abbiamo i biscotti. Info complete su Fantasy Magazine

Saluti compulsivi a tutti,
B. 


lunedì 16 marzo 2015

Insurgent

Buonasera compulsiva a tutti,
è una Bookaholic più saggia di un anno a scrivervi, ma che ha trovato il tempo di partecipare alla proiezione stampa di Insurgent, secondo film del franchise ispirato alla serie YA di Veronica Roth Divergent, pubblicata in Italia da DeAgostini. Presumendo la mia opinione vi interessi io ve la scrivo più sotto.

Insurgent

La trama

The Divergent Series: Insurgent segue Tris e la sua ricerca di alleati e risposte tra le rovine di una futuristica Chicago. Tris (Shailene Woodley) e Quattro (Theo James) sono in fuga, inseguiti da Jeanine (Kate Winslet), la leader degli Eruditi, una fazione elitaria assetata di potere. In corsa contro il tempo, devono scoprire il motivo per cui la famiglia di Tris ha sacrificato la propria vita e perché i vertici degli Eruditi fanno di tutto per fermarli. Braccata dalle scelte compiute nel passato ma decisa a proteggere chi ama, Tris, con Quattro al suo fianco, affronta sfide impossibili fino a scoprire la verità sul passato e le conseguenze che avrà sul futuro del loro mondo.

Il trailer


La mia opinione sul film

Non sono una fan della Roth. Lo scorso anno, visto Divergent, ho letto il libro, che non mi ha detto nulla e non mi ha invogliata a proseguire. L'ho trovato nel complesso scialbo e banalotto. Non so se il mio giudizio sia stato in qualche modo influenzato dalla trasposizione cinematografica, ma il film Divergent mi era piaciuto, e lo stesso posso dire di Insurgent. Certo, Shailene Woodley non sarà un'attrice Premio Oscar, ma qui mi pare decisamente all'altezza della performance di Jennifer Lawrence. Theo James l'ho sempre trovato particolarmente inespressivo. Bene Kate Winslet ma di sicuro non la miglior Kate Winslet. Il ritmo del film funziona, e la sceneggiatura riesce a rendere con chiarezza le tribolazioni dei personaggi, Tris in particolare. Ho apprezzato le tematiche relative al senso di colpa, all'auto accettazione e al perdono. Eppure se dovessi indicare un solo punto come IL punto forte del film direi che "ritmo" è la parola chiave: il ritmo c'è e il film funziona per quello. Mi ha intrattenuta e mi ha messo voglia di sapere come sarebbe andata a finire la storia. Sulla trama non vi rivelo nulla: lascio a voi il compito di scoprire la verità sulle trame degli Eruditi e sul mondo fuori dal mondo. Da questo giovedì al cinema.

Primo di augurarvi i consueti saluti compulsivi, vi dico un segreto: quando ho fatto il test per scoprire la mia fazione è uscito il risultato che sapevo sarebbe stato il mio. Sono un'Erudita.

Saluti compulsivi a tutti,
B. 

domenica 15 marzo 2015

Terry and the Death

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
ci sono domeniche in cui bisognerebbe approfittare del tempo libero per portarsi avanti con progetti che rischiano di arenarsi e si finisce invece per scrivere di Terry Pratchett, del Terry Pratchett del Mondo Disco, del Terry Pratchett che non c'è più


Il mio primo incontro con lui risale a eoni fa, quando la collana I miti junior Mondadori propose un suo romanzo, Il popolo del tappeto, tuttora nella mia libreria. C'è una frase che mi colpì molto nella nota al romanzo scritta dallo stesso Pratchett e che, reduce da un trasloco, vi riassumo perché non ho la copia con me: quando ho scritto questa storia ero giovane e pensavo che il fantasy dovesse parlare di maghi e re. Ora mi rendo conto che dovrebbe parlare di come evitare maghi e re. La frase rimase lì, in un cassetto della mente, ma non ne capii appieno il senso. Ora, ad anni di distanza, penso finalmente di aver capito. E mi accorgo che considerare Terry Pratchett come un autore "di fantasy" o un autore "per ragazzi" - con tutto lo spregio snobistico che questa definizione si porta dietro in certi ambienti - è riduttivo. Perché Terry Pratchett non scrive solo di un mondo a forma di disco sorretto da quattro elefanti sul dorso di una tartaruga che vaga nello spazio, ma parla di un mondo in cui la magia esiste, la Morte ha una sua fisionomia e tutto esprime in realtà qualcos'altro. 

Supporto la letteratura fantastica come escapismo, ma supporto la letteratura fantastica anche come specchio del reale e strumento per incidere sul reale. Questo Pratchett ha saputo farlo lo ha fatto con classe e sense of humor. Vi lascio con un'illustrazione dedicata a Pratchett - che, vi ricordo, era malato di Alzheimer da anni - da Chris Riddle (originariamente postata qui). 

Terry e la morte 

venerdì 6 marzo 2015

Fino a qui tutto bene

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic indefinibile a scrivervi quest'oggi. Ieri mattina mi è capitato, grazie a un'amica, di partecipare alla proiezione stampa di un film che sembra scritto apposta per me, soprattutto in questi giorni: Fino a qui tutto bene. Vediamo di cosa parla e che me ne è parso.



La trama

Vincitore del Premio del Pubblico BNL | Cinema Italia all'ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, Fino a qui tutto bene racconta l'ultimo weekend insieme di cinque ragazzi che hanno studiato e vissuto gli anni dell'università nella stessa casa, dove si sono consumati sughi scaduti e paste col nulla, lunghi scazzi e brevi amplessi, nottate sui libri e feste all'alba, invidie, gioie, spumanti, amori e dolori. Ma adesso quel tempo di vita così acerbo, divertente e protetto, sta per finire e dovranno assumersi le loro responsabilità. Prenderanno direzioni diverse, andando incontro a scelte che cambiano tutto. Chi rimanendo nella propria città, chi partendo per lavorare all'estero. Il racconto degli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso il momento forse più bello della loro vita, di sicuro quello che non scorderanno mai.

Il trailer 



La mia opinione sul film

Come scrivevo più sopra, questo film sembra scritto apposta per me in questo periodo. Un po' perché ho trascorso un week end a Pisa giusto tre settimane fa e ho riconosciuto alcuni scorci della città utilizzati per le esterne. Un po' perché anche io, come i cinque protagonisti della storia, sono nel mezzo di un trasloco che mi porterà a cambiare città. Le (dis)avventure di Andrea (Guglielmo Favilla), Vincenzo (Alessio Vassallo), Francesca (Melissa Bartolini), Ilaria (Silvia D'Amico) e Cioni (Paolo Cioni) hanno un quid in cui chiunque abbia fatto la vita da fuori sede (o semplicemente una vacanza con degli amici) si riconoscerà: come loro, anche io consumo abitualmente pasta col nulla e ho ripescato roba dalla spazzatura perché l'etichetta indicava di consumare preferibilmente entro la data di scadenza. Certo, non ho mai lavato i piatti nella doccia, ma chiedendo un po' in giro troverei senza dubbio qualche amico/a a cui è successo. Dovessi indicare il limite del film direi che accenna a vari temi senza approfondirli, ma considerando l'intento della storia, quello di fotografare un momento della vita di questi ragazzi, senza dirci come andrà a finire, direi che è una scelta giustificata. Se in sostanza il film ci dice di non temere il futuro ma concentrarci sul presente è il tono narrativo a fare la differenza. Divertente ma non sguaiato, a tratti surreale ma mai incoerente, Fino a qui tutto bene presenta con sguardo nel complesso realistico i nuovi giovani di oggi - categoria in cui mi inserisco felicemente - spiantati per necessità e un po' per scelta, determinati a inseguire i sogni nonostante tutto, e sicuri che prima o poi ci sarà una nuova festa da qualche parte. Che abbiate venti anni o trenta, se volete passare un bel pomeriggio al cinema e premiare l'entusiasmo della crew di Fino a qui tutto bene e di Microcinema Distribuzione vi consiglio di dare un'occasione a questo film, in sala dal 19 marzo

giovedì 5 marzo 2015

Recensione in anteprima: Half Wild di Sally Green

Half Wild
Circa un anno fa ho letto Half Bad, romanzo d'esordio della trilogia Half Life di Sally Green, che aveva destato parecchio entusiasmo in rete. Al contrario di altri blogger, non ne sono rimasta particolarmente impressionata. In un certo senso, quando ho scovato su NetGalley il secondo volume della serie, Half Wild, e l'ho richiesto per una recensione in anteprima ho sorpreso me stessa: perché, nonostante il giudizio tiepido su Half Bad, volevo leggerne il seguito?
Non saprei fornire una spiegazione: ho agito d'impulso, richiedendolo, ricevendolo, leggendolo e gradendolo oltre ogni aspettativa. Ho atteso per postare la mia recensione perché la data di uscita ufficiale del romanzo nei Paesi anglofoni è il 26 marzo 2015 per Random House, divisione della Penguin UK. Chiusa questa premessa, addentriamoci nella recensione del romanzo.

Appare ovvio già dal titolo ma la dualità è il tema fondante di tutta la trilogia ed è espressa molto bene dalla Green nella figura del suo protagonista, Nathan. In un mondo simile al nostro - un'Europa moderna e tecnologica - ma abitato da streghe, è guerra sotterranea tra gli Incanti Bianchi e gli Incanti Neri, che si contendono la supremazia nel mondo magico. Quando i metodi del Concilio costituito da soli Incanti Bianchi diventano troppo duri, minaccia di scoppiare una rivolta: un gruppo di streghe bianche e nere si unisce per rovesciare il regime dispotico. Nathan, un Mezzo Codice frutto dell'amore proibito tra un Incanto Bianco e un Incanto Nero, si trova invischiato in questa guerra. Il suo obiettivo è salvare Annalise - un Incanto Bianco - amica d'infanzia e primo amore, dal coma magico in cui è caduta e da cui solo l'Incanto Nero Mercury può risvegliarla. Per riuscire nell'impresa, Nathan avrà dalla sua solo il suo Dono - il potere di trasformarsi in un animale selvatico - e l'aiuto dell'Incanto Nero Gabriel, suo migliore amico e forse qualcosa in più. 

Sebbene io abbia apprezzato la trama generale del romanzo, che presenta alcuni risvolti inaspettati date le premesse di Hald Bad e si chiude con un mezzo cliffhanger, sono state soprattutto le dinamiche tra i protagonisti a intrigarmi. Da una parte abbiamo Nathan e Annalise, un primo amore giovanile, forse anche un po' idealizzato, che porta alla luce la parte "bianca" di Nathan; dall'altra ci sono Nathan e Gabriel, che condividono un rapporto che Nathan fatica ad accettare quando invece "accettazione" è la chiave per Gabriel, che di Nathan accetta il lato oscuro. Insomma... dualità anche qui, con una inaspettata rottura finale dell'equilibrio che scelgo di non svelarvi.

Prima di chiudere la recensione, vi racconto che il libro mi ha scatenato attacchi di fangirling abbastanza acuti e che purtroppo mi hanno colpita mentre ero in treno e non potevo dare libero sfogo. Ma ero con gli occhi a cuoricino. Quindi non appena uscirà vi consiglio di procurarvelo e buona lettura!


mercoledì 4 marzo 2015

Di saggi, lgbt+, middle grade e ya lit

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic traslata a scrivervi. Ieri lì, oggi qui, domani là, dopodomani chissà. In questi giorni di incertezza cosmica spazio-temporale i miei cari libri mi hanno tenuto compagnia. Ultimamente mi sono dedicata a due generi in particolare: la saggistica editoriale e la letteratura lgbt+. Ma entrambe le etichette meritano precisazioni ulteriori. 

Tropico del Libro è un sito figo. Andateci.
La saggistica. Non è un segreto che, in momenti di blocco delle letture, la non fiction rappresenti una boccata d'aria fresca. 
Ho cominciato con un e-book gratuito che consiglio di scaricare appena vi è possibile, il Kit di sopravvivenza del lettore digitale a cura di Tropico del Libro. Oltre a un know how interessante sui libri in formato digitale, contiene spunti di lettura e una guida per orientarsi in rete tra i siti "caldi" su cui si svolge il dibattito editoriale/culturale sul prodotto libro. 
Ho poi affrontato Tirature '13 di Vittorio Spinazzola che, devo dire, non ho apprezzato quanto il Kit. Molto interessante e con un taglio decisamente storico Storia dell'editoria italiana dall'Unità ad oggi di Alberto Cadioli
Ora mi sto dedicando al saggio di Gino Roncaglia La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, che ho quasi terminato. 
Proseguirò con I mestieri del libro di Oliviero Ponte di Pino. Su queste letture preferisco non dire altro.

Veniamo alla letteratura lgbt+. Premessa: non si tratta di "vera" letteratura dedicata ma semplicemente di romanzi in cui per un motivo o per l'altro sono presenti personaggi di orientamento non eterosessuale. Il fatto stesso che esista un genere specifico che etichetti la letteratura come "lgbt+" dovrebbe costituire una spia allarmante per renderci conto di quanto siamo immersi nella cultura eteronormativa. Sta di fatto che tutta la fiction che ho letto da inizio anno ha almeno un personaggio di orientamento non etero. Non vi dirò chi e quanta importanza la cosa abbia ai fini della storyline perché alcuni di voi potrebbero considerarlo uno spoiler e in alcuni casi in effetti si tratta di rivelazioni che giungono inaspettate per il lettore e hanno anche un po' il carattere tipico del plot twist. 
Dopo La casa di Ade, quarto volume della serie Gli eroi dell'Olimpo in cui Rick Riordan porta al coming out un personaggio (cosa rara in libri di target Middle Grade), ho letto Half Wild di Sally Green. Di HW, seguito di Hald Bad e secondo volume della trilogia Half Life, che ho ricevuto in anteprima in inglese grazie a NetGalley, scriverò una recensione dettagliata a ridosso dell'uscita. Invogliata da una recensione ho poi provato Cinder: a CinderFella story di Marie Sexton, un retelling della fiaba di Cenerentola in cui il principe si innamora di un ragazzo. Nonostante non si possa definire questo libro un capolavoro, è stata una lettura piacevole e rilassante e sono riuscita a terminarlo pigramente in qualche giorno. Se dovessi indicare un punto specifico su cui si doveva lavorare prima della pubblicazione direi senza dubbio i dialoghi, poco incisivi. L'autrice ha inoltre rischiato non poco di offendere la comunità trans ma è riuscita a uscirne tutto sommato bene in modo da non risultare effettivamente offensiva. Consiglio la lettura di questo romanzo se cercate un MM disimpegnato. 
In un pomeriggio ho iniziato e concluso Wanting di Piper Vaughn, che potete scaricare gratuitamente dal sito della casa editrice Triskell Edizioni. Si tratta di una storia brevissima scritta dall'autrice per un contest su Goodreads e di questo non posso non tener conto. Diciamo che partendo da questa premessa non è una lettura malvagia, sebbene anche in termini di storie brevi io abbia letto di meglio. In ogni caso, vista la gratuità e la traduzione di Chiara Messina, che di MM ne sa, ve lo consiglio. 

Attualmente sono impegnata in una lettura che ho scoperto grazie alla comunità internazionale di book blogger su Tumblr (i cosiddetti Booklr), The Song of Achilles di Madeline Miller. Si tratta di un romanzo inedito in Italia, il retelling della giovinezza di Achille. Esatto proprio l'Achille dell'Iliade. Ho sentito meraviglie su questo romanzo ma dopo un buon inizio mi sono impantanata. Un po' per la vita reale che ha deciso di disturbarmi proponendomi ansie e angosce e life choices, un po' perché ho studiato l'Iliade a scuola e so come andrà a finire per Achille... Il libro è ancora lì, fermo a pagina 90.

Questa è del film ma l'adoro!

C'è anche un altro libro in lettura ed è Perks of Being a Wallflower di Stephen Chbosky, di cui non uso il titolo italiano (Noi siamo infinito) perché sto leggendo l'edizione in lingua originale. Ho adorato il film con Logan Lerman, Emma Watson ed Ezra Miller e ho aspettato parecchio prima di cimentarmi con il libro. Ma poi è successo che la colonna sonora è finita nel mio mp3, ho iniziato ad ascoltare Teenage Riot dei Sonic Youth a ripetizione e mentre avevo queste note nelle orecchie sono entrata in una Feltrinelli a Pisa e mi è capitato il libro sotto mano. Potevo lasciarlo lì? No, certo.
Non contenta di avere due libri in lettura ne ho iniziato un altro ma in realtà è una rilettura: sto parlando di L'amuleto di Samarcanda di Jonathan Stroud, primo volume della Trilogia di Bartimeus. C'è un motivo preciso per cui sto leggendo di nuovo questa saga e non vi svelerò quale. Posso però dirvi che è il primo romanzo di narrativa che leggo questo anno in cui non sono presenti personaggi non etero (nemmeno etero in realtà: non è presente elemento romantico e non conosciamo l'orientamento sessuale di nessuno) e che Bartimeus è una certezza e che in un periodo di grande incertezza come questo era quel che mi ci voleva per sentirmi di nuovo a casa.

Vi lascio con il video di Teenage Riot: rifatevi le orecchie!
Saluti compulsivi a tutti,

B. 



sabato 24 gennaio 2015

Il torneo dei rock guerrieri o il ritrovamento del drago

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic di fretta a scrivervi quest'oggi, ma desiderosa di segnalarvi un racconto breve disponibile per il download gratuito nei formati Pdf ed ePub: date queste premesse, potete lasciarvelo sfuggire?

La cover è disegnata da Marco


Si tratta di Il torneo dei rock guerrieri o il ritrovamento del drago, short story di Marco Guadalupi ambientata nello stesso universo narrativo di Dark Rock Chronicles. Se temete che sia necessario aver letto il romanzo - pubblicato in cartaceo e in digitale da Plesio nel 2012 - non preoccupatevi: il racconto è indipendente oltre che ambientato prima. I personaggi, inoltre, sono diversi. 

Ecco la trama:
Il drago era scomparso. Al pub non si parlava d’altro.
Così inizia l’avventura di Ben Diesis, giornalista musicale sulle tracce del drago la cui scomparsa rischia di minacciare lo svolgimento del Torneo dei Rock Guerrieri, la leggendaria competizione di battle rock dove tutto è consentito. Aiutato dal vecchio rocker Liam Igghy e dall’ambigua Guardiana delle Foglie Verdi, Ben riuscirà a dipanare il mistero della scomparsa del drago, ma non senza correre rischi e pericoli. Ambientato nello stesso universo narrativo del romanzoDark Rock Chronicles, Il torneo dei rock guerrieri o il ritrovamento del drago esplora gli albori del mitico Torneo combattuto a colpi di strumenti musicali modificati.

Potete scaricarlo o leggerlo gratuitamente online su Issuu o sul blog dell'autore. Che altro dire?
Buona lettura!

B. 

mercoledì 21 gennaio 2015

[News] Amarganta valuta inediti

Buongiorno compulsivo a tutti, 
stamattina riporto con piacere una novità segnalatami da Amneris, che mi informa che la start up editoriale Amarganta è aperta alla valutazione di inediti. Se avete un'opera nel cassetto, è sufficiente inviarla in formato elettronico a manoscritti@amarganta.eu insieme a una sinossi (minimo 1800 caratteri spazi inclusi e massimo 5400 caratteri spazi inclusi) e a una breve biografia dell'autore. Il tutto nei formati doc, docx o pdf. 

Altre info tecniche:
- Numero minimo di caratteri contenuti nel manoscritto: 190.000  pari a circa 110 cartelle da 1800 caratteri (spazi inclusi);
- Numero massimo di caratteri contenuti nel manoscritto: 504.000  pari 280 cartelle da 1800 caratteri (spazi inclusi);
- La pubblicazione avverrà nel formato ebook, con una tiratura minima in cartaceo per permettere alla CE di allestire stand;
- La cessione dei diritti in formato cartaceo e digitale è di 5 anni;
- La percentuale corrisposta all'autore sarà del 7% del prezzo di copertina per il cartaceo, del 15% per l'ebook;

La valutazione
I tempi di valutazione si aggirano in max 6 mesi.
Nel primo step, che richiederà max 4 mesi, il materiale verrà valutato da una Commissione editoriale. Al termine della prima fase sarà inoltrata una comunicazione all'autore dove verrà annunciata la fine (con esito negativo) del processo di esame o l'inoltro del testo ai soci fondatori dell'associazione per la verifica conclusiva.
Al termine del secondo step, della durata di max 2 mesi, all'autore verrà inoltrata un'ulteriore comunicazione contenente l'esito finale della valutazione che in caso positivo consisterà in una proposta di pubblicazione.
I tempi di pubblicazione si aggirano intorno ai 3 mesi.
I manoscritti debbono essere inediti, mai pubblicati o autopubblicati in formato digitale e/o cartaceo.
Amarganta non chiede alcun contributo agli autori, i testi selezionati verranno sottoposti a correzione di bozza e a editing.

Spero che questo avviso possa essere utile a qualcuno dei lettori!
Buona giornata compulsiva a tutti,

B. 


martedì 20 gennaio 2015

[Serie Tv] My Mad Fat Diary

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic in netto calo (sotto ogni punto di vista) a scrivervi. La bulimia letteraria imperversa, e dato che le letture sono impossibili in queste condizioni, mi sono consolata con le care vecchie serie Tv. Convinta da questo gifset, ho deciso di iniziare My Mad Fat Diary.
Da sinistra: Archie, Rae, Chloe, Finn, Izzy e Chop 

Tratta dal romanzo autobiografico My Mad, Fat, Teenage Diary di Rae Earl, la serie è andata in onda sul canale E4, che trasmette in Inghilterra e in Irlanda, a partire dal gennaio 2013. Al momento esistono due stagioni concluse, la prima di sei episodi e la seconda di sette. C'è stato il rinnovo per una terza stagione, ancora inedita. Entrambe le stagioni hanno un finale conclusivo, quindi non abbiate timore di guardarle per poi trovarvi con uno spiacevole cliffhanger. Al centro della vicenda, ambientata nel Lincolnshire nel 1996, c'è la sedicenne con problemi di peso Rae Earl (Sharon Rooney), che è appena stata dimessa dall'ospedale psichiatrico in cui ha trascorso quattro mesi in seguito a un tentativo di suicidio e deve in qualche modo rifarsi una vita. Centrale, per il suo recupero, il ruolo dello psicologo Kester (Ian Hart, che i fan potteriani ricorderanno nel turbante del professor Raptor) e del gruppo di amici composto da Chloe (Jodie Comer), Finn (Nico Mirallegro), Archie (Dan Cohen), Chop (Jordan Murphy) e Izzy (Ciara Baxendale). Al cast si aggiungono Claire Rushbrook (la madre di Rae), Bamshad Abedi-Amin (il patrigno Karim), Sophie Wright (Tix) e Darren Evans (Danny due cappelli).

Solitamente quando si scrive una recensione, la si conclude consigliando o sconsigliando l'opera oggetto di giudizio. Questa volta voglio contravvenire alle regole e consigliarvi MMFD subito. Non si tratta di una serie pensata "solo" per chi ha problemi di peso, autolesionismo, anoressia, suicidio, sebbene queste siano le tematiche centrali. MMFD è, ad ampio raggio, un'opera che spiega cos'è l'autostima a chi non ne ha e ha lottato o sta lottando per costruirsene una. Inquadrato in quest'ottica, è un prodotto che consiglierei soprattutto agli adolescenti, ma che in realtà è adatto a ogni età. Non guasta che la sceneggiatura sia divertente e interessante e - per una che per un pelo non è stata adolescente negli anni Novanta - è bello ritrovare un'atmosfera e una colonna sonora così Nineties. Oasis su tutti, ma anche Blur, Stone Roses, Verve, etc. 

Finn e Rae sono troppo carini 

Ho inoltre apprezzato sia la caratterizzazione dei personaggi che la ricostruzione delle dinamiche di gruppo adolescenziali. I dubbi e le insicurezze di Rae sono del tutto credibili, ma nonostante la vicenda sia raccontata dal suo punto di vista, uno spettatore più maturo intuisce facilmente motivazioni e insicurezze che muovono gli altri personaggi, in modi che sfuggono all'occhio di Rae. Ho apprezzato in particolar modo la costruzione del rapporto di amicizia - molto complesso e molto vero - tra Rae e Chloe, migliori amiche dai tempi dell'infanzia e, nonostante le differenze apparenti, più simili di quanto non si pensi a prima vista. Ho adorato Rae e Finn, perché anche se Rae non riesce a capire cosa Finn veda in lei, da spettatrice io capisco su quali basi si fondi la loro relazione, che non è dettata tanto dall'attrazione fisica ma dalla consapevolezza, per Finn, di aver finalmente trovato l'unica persona al mondo che sembra capirlo, è questo per un adolescente fa tutta la differenza del mondo.  


Insomma, non perdete tempo e correte a vedere questa serie fantastica - ovviamente sottotitolata, che vi fa pure bene all'inglese - perché ne vale davvero la pena.
Saluti compulsivi a tutti,

B. 



sabato 10 gennaio 2015

Le letture schizofreniche

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic che forse si è ripresa dall'ultima crisi di bulimia letteraria, o forse no, a scrivervi. Negli ultimi giorni ho aperto - e chiuso - svariati libri, ripresi, abbandonati, tutti - per un motivo o per un altro - insoddisfacenti. Ma quali libri? E perché? E soprattutto, riuscirò a finirli?

La stupenda cover Harlequin (?)
Anzitutto, i libri in questione sono così tanti che, non avendoli segnati su Goodreads, dovrò aiutarmi con l'ebook reader consultando la sezione "ultime letture". Dietro consiglio della mia kompagnuccia di merende ho provato la serie di Jennifer L. Armentrout Dark Elements, della quale ho iniziato a leggere il primo libro, Caldo come il fuoco, e il prequel Dolce come il miele. Trattandosi di un prequel, ho iniziato prima quest'ultimo, soprattutto perché si trattava di una novel di sole 100 pagine. Non l'avessi mai fatto. Ora, so benissimo che se razionalmente so di essermi stufata di un certo tipo di libri, non dovrei nemmeno iniziarli. Ma l'ho fatto, Dio mi perdoni, l'ho fatto. E al terzo capitolo, dopo che Lui torna dopo anni a reclamare Lei come sposa e la bacia al primo (re)incontro ho chiuso il libro. Voglio dire, se non ci vediamo da anni tu che fai torni a casa, hai la pretesa sessista di reclamarmi come tua moglie, mi baci senza chiedermi il permesso e io mi fingo contrariata ma sotto sotto ti trovo figo e sono pure contenta? Scherziamo? A morrrrrte! Un po' meglio Caldo come il fuoco, che ho iniziato mossa dalla curiosità di conoscere il nuovo fictional boyfriend della mia kompagnuccia di merende, un principe degli Inferi di nome Roth. In quanto principe degli Inferi Roth è una specie di cugino di Nico, quindi non potevo perdermelo. Quando la protagonista del romanzo - che tra l'altro si chiama Layla, classico nome da harmony - inizia a parlare della figaggine di Roth ho iniziato a perdere la pazienza ma voglio andare a vedere dove va a parare il romanzo, se non altro perché il primo della serie Lux, sempre della Armentrout, in definitiva mi era piaciuto.

C'è stato tuttavia un altro caso in cui è bastato un cenno agli addominali del protagonista maschile a farmi chiudere il libro. Sto parlando di Zombie allo specchio, secondo volume della serie YA di Gena Showalter Alice in Zombieland. Ora, Alice e Cole stanno insieme dal primo libro della serie, che lessi e mi piacque. Ma dopo un po' tutti questi ragazzoni muscolosi mi congelano gli ormoni invece di risvegliarli. Ho chiuso il libro dopo poche pagine e non so se e quando lo riprenderò.
Avendo letto ultimamente Colpa delle stelle, ho voluto provare a leggere un'altra autrice di YA molto apprezzata oltreoceano: Rainbow Rowell, di cui ho iniziato Eleanor & Park. La scrittura e lo stile della Rowell mi hanno fatto esattamente la stessa impressione di John Green: una paraculata qui, una disgrazia esistenziale là, protagonisti disadattati ma oh, tanto intelligenti! Chiuso a pagina 70 dopo una veloce scorta al finale. E per quanto sia notorio che non amo i YA ho apprezzato molto alcune serie sia YA che Middle Grade, si tratta semplicemente di fare le cose bene e non utilizzare i soliti cliché.
Dopo 200 pagine ho dovuto abbandonare anche Jacqueline Carey, di cui avevo iniziato a leggere il primo volume della Kushiel Trilogy, Il dardo e la rosa. Perché? Molto semplice: dopo 200 pagine la situazione politica di Terra d'Ange restava sfumata, solo tre i personaggi introdotti - peraltro con caratterizzazione parziale - insomma, non succedeva niente. Mi aspettavo una partenza lenta visto che il libro è di 800 pagine. Ma se dopo 200 ancora la storia principale non parte mi passa un po' la voglia.
Ho letto le prime pagine anche di Words of Radiance, secondo volume delle Cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson. Al momento non ho continuato perché non me la sento di leggere ora un romanzo di 1000 pagine in inglese, sebbene a Sanderson bastino poche righe per catturare un lettore e onestamente nessuno dei suoi libri mi ha deluso finora.

In stand by anche Lector in fabula di Umberto Eco, che ho iniziato a leggere perché cercavo qualcosa di semiotico sull'interpretazione del testo in particolare relativo al sottinteso. Alcuni capitoli li ho trovati molto interessanti, altri fin troppo tecnici (ma da Eco cosa avrei dovuto aspettarmi?) e non so ancora se e quando lo continuerò.
Ho dato un'occhiata anche a Morte a Pemberley di PD James, un sequel in salsa mistery di Orgoglio e Pregiudizio. Non sembrava male ma non è scattato nulla e dopo aver chiuso non ho più riaperto. Provato Le cronache di Magnus Bane di Cassandra Clare ma ho momentaneamente interrotto per problemi di visualizzazione dell'ebook sul reader.
Insomma, se questa non è bulimia letteraria non saprei come definirla. Il problema è che forse ho letto troppi libri e certi meccanismi mi sembrano ormai scontati. O forse semplicemente mi ostino a leggere libri che io stessa considero "bleah" oppure libri che apro per curiosità e irrimediabilmente si rivelano sopravvalutati. Ho sempre avuto la curiosità di leggere blog altrui, pur non avendo un recensore del cuore del cui parere mi fido ciecamente. Ho i miei kompagnucci di merende e di loro mi fido, ma sono Lettori e non blogger. Molti blogger semplicemente non hanno gusto o esperienza sufficiente per giudicare un libro con oggettività. E osannano i vari John Green, Rainbow Rowell etc etc.

Detto questo, spero di trovare un libro che quanto meno riesca a interessarmi. Ma quando mi prendono questi periodi di letture schizofreniche mi annoio molto molto in fretta. A voi è capitato un periodo così? Come si fa a finire un libro dopo averne iniziato uno?

Saluti compulsivi a tutti,
B.