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giovedì 17 settembre 2015

Inside Out: la recensione di Bookaholic

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic che finge di non esser tale a scrivervi, che digita con pazienza dando l’impressione di fare altro nel cuore del lato oscuro della Forza. Con abile mossa nerdosa, oltre a dedicarmi ai miei amati libri, nei giorni scorsi ho preso parte alla proiezione stampa milanese di un film Disney Pixar che aspettavo da mesi e di cui mi accingo a raccontarvi la mia opinione: Inside Out.

Da sinistra: Paura, Tristezza, Gioia, Disgusto, Rabbia

Trama
Il Centro di controllo della mente di Riley, una ragazzina di 11 anni, è localizzato nel Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono al lavoro, guidate dalla simpatica e ottimista Gioia, la cui missione è di garantire la felicità di Riley. Le altre Emozioni comprendono Paura che garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia che assicura il senso di equità e giustizia e Disgusto che impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo come del resto non è chiaro neanche agli altri. 
Quando Riley si trasferisce con la sua famiglia in una nuova metropoli, le Emozioni dentro di lei si mettono subito al lavoro, desiderose di guidarla attraverso la difficile transizione. Tuttavia, Gioia e Tristezza vengono relegate in un angolo remoto della sua mente, lasciando spazio a Paura, Rabbia e Disgusto. Gioia e Tristezza si avventurano in luoghi sconosciuti fra cui la Memoria a Lungo Termine, Immagilandia, il Pensiero Astratto e la Cineproduzione, nel disperato tentativo di tornare al Quartier Generale e da Riley.
Diretto dal regista premio Oscar® Pete Docter (Monsters & Co., Up), prodotto da Jonas Rivera, p.g.a (Up), co-diretto da Ronnie Del Carmen (Up), il film Disney•Pixar Inside Out presenta la colonna sonora originale di Michael Giacchino (Gli Incredibili, Ratatouille, Up) e uscirà al cinema il 16 settembre 2015.

Il trailer

La mia opinione sul film
Partiamo dalle emozioni: Gioia, Tristezza, Disgusto, Paura e Rabbia. Sono cinque e sono fondamentali. Ma cosa accade quando Gioia e Tristezza sono risucchiate via dalla centrale operativa del cervello dell’undicenne Riley? È quel che scopriamo in Inside Out, una storia bella, che ci spiega senza essere didascalica come funzioniamo e cosa succede dentro di noi quando, per un motivo qualsiasi, le cose non vanno come vorremmo. Bello? Bello. L'animazione Disney Pixar, come sempre, si apprezza, non è difficile empatizzare con le emozioni e il viaggio dentro la testa di Riley è onirico al punto giusto, senza mai scivolare nel nonsense fine a se stesso. 
Delle varie emozioni presentate dal film Tristezza è di sicuro la mia preferita. Non la tristezza, proprio la tonda e bluastra Tristezza con la T maiuscola. Facile rivedersi in lei, e poi il suo character design è pazzesco, è così coccolosa che vorresti solo abbracciarla. (Sì, Tristezza, ti sei guadagnata una fan). 
Vi consiglio questo film? Decisamente sì.

Saluti compulsivi a tutti,
B. 

martedì 15 settembre 2015

We are your friends - la recensione

Buon pomeriggio compulsivo a tutti, 
è una Bookaholic cinefila a scrivervi quest'oggi, con un post dedicato a un'uscita targata Notorius Pictures che gli amanti di High School Musical non possono proprio perdere: We Are Your Friends, nientemeno che con... Zac Efron.

La trama

Cole, un giovane DJ, fa la conoscenza del più esperto e famoso collega James, e trova in lui una guida capace di dare una svolta alla sua carriera finora deludente. Contemporaneamente Cole si innamora di Sophie, l’affascinante e misteriosa fidanzata di James...
Zac Efron torna sul grande schermo in un film che vi trascinerà a ritmo di musica!

Il trailer


La mia opinione sul film

Da dove iniziare? Premetto che, pur avendo l'età giusta (in realtà ero un pochino più grande ma... shhhh), non sono mai stata presa dal vortice High School Musical & Zanessa. Anzi, se penso a Zac rido come una matta ricordando questo video
Possiamo far finta che We Are Your Friends abbia un senso, che voglia essere una storia di formazione personale e allo stesso tempo generazionale, che parli dell'abuso di sostanze e dell'inseguire i propri sogni. Ma la verità è che questo film ha senso solo per chi è cresciuto con il mito di Zac Efron e va matto (ma veramente matto) per la musica elettronica (e qui premetto che non sono sicura "elettronica" sia il termine migliore, ma non so dire se nello specifico si tratti di house, dance, techno o altro). Vi consiglio di vederlo? Secondo me potete perderlo tranquillamente, a meno che siate ex adolescenti repressi che, non essendo mai stati a una serata in discoteca, vorrebbero tornare ai più lieti giorni e impasticcarsi a Las Vegas con una come Emily Ratajkowski. Se volete ascoltare la colonna sonora la trovate qua

Il film è al cinema dal 17 settembre. 

mercoledì 29 aprile 2015

I 7 nani

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic "fiabesca" a scrivervi, e che nonostante i vari impegni ha trovato il tempo di andare a vedere I 7 nani e recensirlo per voi. Il film esce il 30 aprile per Microcinema Distribuzione. Ecco che me ne è parso.

La cover foto Facebook di Microcinema

La trama

Bobo, il più giovane dei sette nani, per sbaglio punge la principessa Rose (anche conosciuta come “La bella addormentata”) e con lei fa piombare nel sonno il regno di Fantabulosa. Il maleficio della strega Perfidia, da cui Rose si era sempre dovuta difendere sin dall’infanzia, è ora divenuto realtà! Insieme agli altri sei compagni Bobo dovrà viaggiare in luoghi magici, alla ricerca di un modo per risvegliare Rose. Sarà l’occasione per vivere avventure fantastiche e conoscere incredibili personaggi. Un esilarante mix delle fiabe più famose per grandi e piccini, con un drago strampalato, un nano coraggioso, una serie infinita di gag e una colonna sonora appassionante.

Il trailer


La mia opinione sul film

Dunque, premetto che a me l'animazione piace molto. Senza dubbio il fatto che l'argomento del film sia così affine a Shrek rappresenta un'arma a doppio taglio: se da una parte è gradevole per lo spettatore andare al cinema sapendo di poter contare su una serie di situazioni e personaggi già noti e amati, dall'altra un confronto minimo è inevitabile. In genere cerco di vedere un progetto - o un prodotto - per ciò che è in un'ottica non relativista, ma è anche giusto, considerate le dovute differenze, inserire un film di genere all'interno di un contesto che faccia da retroterra culturale. 
I 7 nani è una produzione europea che non ha alle spalle sceneggiatori, animatori e uffici marketing in grado di rivaleggiare con DreamWorks. Tuttavia, pur mancando di una impronta personale è un buon prodotto di intrattenimento. I 7 nani presentati nel film faranno ridere soprattutto i più piccoli e la sceneggiatura è gestita bene. Particolarmente simpatica la colonna sonora con canzone dedicata al cake design. 

martedì 21 aprile 2015

Avengers:Age of Ultron

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
è una Bookaholic reclutata dallo S.H.I.E.L.D. a scrivervi, vincolata fino all'ultimo a non rivelare informazioni top secret che, se trapelassero, costituirebbero una seria minaccia per la vita sulla terra. Eppure il termine ultimo è scaduto: posso dunque dirvi che ho partecipato alla proiezione stampa di Avengers: Age of Ultron, film su cui mi piacerebbe condividere alcune impressioni con la rete.


Il poster del film 
La trama

Quando Tony Stark avvia un programma di mantenimento della pace rimasto inattivo, le cose vanno male e gli Eroi più Potenti della Terra, tra cui Iron Man, Capitan America, Thor, l'Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, sono messi a dura prova nella battaglia per salvare il pianeta dalla distruzione per mano del malvagio Ultron.

Trailer italiano ufficiale



La mia opinione sul film

Premetto che amo l'entertainment. Il cinema non deve, a mio parere, necessariamente costruirsi su precise scelte tecnico-artistiche, mostrare una visione del mondo o insegnare qualcosa allo spettatore. Esiste tutto un filone snobbato dalla critica ufficiale che si costruisce sull'intrattenimento dello spettatore, pensato per divertire e svagare. Avengers: Age of Ultron è un prodotto di intrattenimento. Appurata la questione, se non è ciò che cercate al cinema forse non vi dirà nulla o persino non vi piacerà. Se amate il genere lo apprezzerete ma forse non lo amerete fino in fondo. Vediamo perché.

Amo il Marvel Cinematic Universe come concetto in sé: l'idea di ricreare sul grande schermo un progetto così di lungo periodo che metta in scena non un personaggio o una storia ma un intero universo non è senza pari nella storia del cinema ma è la prima volta che abbiamo un piano così ben orchestrato dall'alto. Certo, mi viene in mente un altro universo narrativo che ci tiene compagnia da anni, ma non a caso è ormai un compagno di scuderia del MCU (a buon intenditor...). Detto questo, Age of Ultron non è di sicuro il miglior tassello del MCU visto fino a ora. La sceneggiatura manca di un certo mordente nei dialoghi, e le relazioni tra i personaggi - tranne un paio, ma non vi dico quali per non rovinarvi la sorpresa! - non vengono sviluppate come ci si aspetta da un maestro nella gestione dei gruppi come Joss Whedon

Detto questo, se vi riconoscete anche un minimo nel concetto di nerd questo film non potete proprio perdervelo. Quindi andatelo a vedere.

Saluti compulsivi a tutti,
B. 

sabato 18 aprile 2015

Black Sea

Ho visto Black Sea per caso, senza conoscerne la trama, con un’idea vaga: un sottomarino affondato, un tesoro perduto e Jude Law che ne va in cerca. Diretto da Kevin Macdonald e scritto da Dennis Kelly, Black Sea è al cinema dal 16 aprile, distribuito da Notorius Pictures
Vi consiglio di guardarlo? .

Jude Law, in tutta la sua stempiatura

Trama

Il capitano di sommergibili Robinson, con un divorzio alle spalle e un figlio adolescente con cui non ha quasi alcun rapporto, viene licenziato dalla sua società di recupero relitti.
Robinson decide di riscattarsi con un'impresa straordinaria: recuperare l'immenso carico d’oro contenuto in un sommergibile tedesco che giace sul fondo del Mar Nero dal 1941.
Una volta raggiunto il tesoro sommerso, l’avidità dei membri dell’equipaggio prenderà il sopravvento in un gioco al massacro alla fine del quale potrà restarne soltanto uno...

Trailer



La mia opinione sul film

In genere, quando parlo di un film cerco di rispondere a due domande: cosa voleva dire? Ci riesce? Vediamo dunque cosa voleva dire Black Sea: il film è a metà strada tra un thriller action e uno di quei film alla Ocean's Eleven. C'è una squadra in cui ognuno ha un compito diverso e in questo caso è il Robinson di Jude Law il Danny Ocean della situazione. Licenziato dalla multinazionale Agorà, Robinson ha perso tutto: insofferente all'autorità - in Marina ha avuto problemi con i suoi superiori - per il lavoro sui sottomarini ha sacrificato tutto, perdendo persino la famiglia. E i problemi iniziano qui.

Premetto che, da spettatrice, non riesco più a guardare serenamente film che presentino un punto di vista sulla vita e sui rapporti di coppia così smaccatamente maschile. Mi rendo conto che non sono queste le finalità del film, ma basta con uomini duri e segnati dalla vita che perdono donne manco fossero chiavi di casa. Chiusa la parentesi, torniamo alla trama principale. Se si trattasse di un "semplice" action movie probabilmente Black Sea sarebbe più godibile. Le dinamiche che si mettono in moto nel sottomarino in cerca dell'oro non presentano nulla di inedito: d'altra parte, con un equipaggio metà inglese e metà russo, cosa possiamo aspettarci se non ripicche sul cibo, nonnismo e accoltellamenti? 

È qui che i limiti di Black Sea appaiono in tutto il loro fulgore, quando cerca di indagare sulla natura umana mostrando uomini che hanno perso il senso morale  ritrovandolo in situazioni insperate. Il tutto confezionato con una nota positiva sul futuro e le nuove generazioni. Lo consiglierei? Traete voi le dovute conclusioni. 

Con questa nota lieta e allegra, vi auguro i consueti saluti compulsivi.
Alla prossima,
Bookaholicxxx 

venerdì 6 marzo 2015

Fino a qui tutto bene

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic indefinibile a scrivervi quest'oggi. Ieri mattina mi è capitato, grazie a un'amica, di partecipare alla proiezione stampa di un film che sembra scritto apposta per me, soprattutto in questi giorni: Fino a qui tutto bene. Vediamo di cosa parla e che me ne è parso.



La trama

Vincitore del Premio del Pubblico BNL | Cinema Italia all'ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, Fino a qui tutto bene racconta l'ultimo weekend insieme di cinque ragazzi che hanno studiato e vissuto gli anni dell'università nella stessa casa, dove si sono consumati sughi scaduti e paste col nulla, lunghi scazzi e brevi amplessi, nottate sui libri e feste all'alba, invidie, gioie, spumanti, amori e dolori. Ma adesso quel tempo di vita così acerbo, divertente e protetto, sta per finire e dovranno assumersi le loro responsabilità. Prenderanno direzioni diverse, andando incontro a scelte che cambiano tutto. Chi rimanendo nella propria città, chi partendo per lavorare all'estero. Il racconto degli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso il momento forse più bello della loro vita, di sicuro quello che non scorderanno mai.

Il trailer 



La mia opinione sul film

Come scrivevo più sopra, questo film sembra scritto apposta per me in questo periodo. Un po' perché ho trascorso un week end a Pisa giusto tre settimane fa e ho riconosciuto alcuni scorci della città utilizzati per le esterne. Un po' perché anche io, come i cinque protagonisti della storia, sono nel mezzo di un trasloco che mi porterà a cambiare città. Le (dis)avventure di Andrea (Guglielmo Favilla), Vincenzo (Alessio Vassallo), Francesca (Melissa Bartolini), Ilaria (Silvia D'Amico) e Cioni (Paolo Cioni) hanno un quid in cui chiunque abbia fatto la vita da fuori sede (o semplicemente una vacanza con degli amici) si riconoscerà: come loro, anche io consumo abitualmente pasta col nulla e ho ripescato roba dalla spazzatura perché l'etichetta indicava di consumare preferibilmente entro la data di scadenza. Certo, non ho mai lavato i piatti nella doccia, ma chiedendo un po' in giro troverei senza dubbio qualche amico/a a cui è successo. Dovessi indicare il limite del film direi che accenna a vari temi senza approfondirli, ma considerando l'intento della storia, quello di fotografare un momento della vita di questi ragazzi, senza dirci come andrà a finire, direi che è una scelta giustificata. Se in sostanza il film ci dice di non temere il futuro ma concentrarci sul presente è il tono narrativo a fare la differenza. Divertente ma non sguaiato, a tratti surreale ma mai incoerente, Fino a qui tutto bene presenta con sguardo nel complesso realistico i nuovi giovani di oggi - categoria in cui mi inserisco felicemente - spiantati per necessità e un po' per scelta, determinati a inseguire i sogni nonostante tutto, e sicuri che prima o poi ci sarà una nuova festa da qualche parte. Che abbiate venti anni o trenta, se volete passare un bel pomeriggio al cinema e premiare l'entusiasmo della crew di Fino a qui tutto bene e di Microcinema Distribuzione vi consiglio di dare un'occasione a questo film, in sala dal 19 marzo

venerdì 12 dicembre 2014

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate

Buongiorno compulsivo a tutti,
ieri sera, in quel di Roma, la vostra Bookaholic ha partecipato alla proiezione stampa dell'atteso Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate, episodio conclusivo della trilogia cinematografica di Peter Jackson ispirata al romanzo Lo Hobbit di JRR Tolkien. Se siete curiosi di sapere cosa me ne è parso saltate direttamente a leggere la mia opinione sul film. Se non siete curiosi, perché siete su questo blog? Anyway...

Martin Freeman ci piace tanto, che sia medico o hobbit

La trama

Lo Hobbit: la Battaglia delle Cinque Armate porta a un'epica conclusione delle avventure di Bilbo Baggins, Thorin Scudodiquercia e la Compagnia di Nani. Dopo aver reclamato la loro patria dal drago Smaug, la compagnia ha involontariamente scatenato una forza letale nel mondo. Infuriato, Smaug abbatte la sua ira ardente e senza pietà alcuna su uomini inermi, donne e bambini di Pontelagolungo.
Ossessionato soprattutto dal recupero del suo tesoro, Thorin sacrifica l'amicizia e l'onore e mentre i frenetici tentativi di Bilbo di farlo ragionare si accumulano, finiscono per guidare lo Hobbit verso una scelta disperata e pericolosa. Ma ci sono anche pericoli maggori che incombono. Non visto, se non dal Mago Gandalf, il grande nemico Sauron ha mandato legioni di orchi in un attacco furtivo sulla Montagna Solitaria.
Mentre l'oscurità converge sul conflitto in escalation, le razze di Nani, Elfi e Uomini devono decidere se unirsi o essere distrutte. Bilbo si ritrova così a lottare per la sua vita e quella dei suoi amici nell'epica Battaglia delle Cinque Armate mentre il futuro della Terra di Mezzo è in bilico.

Il trailer ufficiale


La mia opinione sul film

Come sempre, una premessa: ho letto Lo Hobbit, ma sono passati anni e onestamente lo ricordo pochissimo, quindi la mia recensione non sarà tolkieniana ma cinematografica. Cinematograficamente parlando Un viaggio inaspettato è l'unico film di questa nuova trilogia di Jackson che sia riuscito a emozionarmi. Guardandolo ho sentito qualcosa, mi sono riconosciuta nella lotta di questo piccolo mezzo uomo per trovare la sua dimensione in un contesto nuovo e spaventoso. E poi c'era l'incontro con Gollum. 
La desolazione di Smaug non ha offerto molto tranne la dinamica Bilbo-Smaug, resa interessante - soprattutto nella versione originale - grazie anche all'affiatamento tra Martin Freeman e Benedict Cumberbatch, già colleghi in Sherlock
La battaglia delle cinque armate non è un film mediocre: si lascia guardare e non annoia, la messa in scena è sempre godibile e nel complesso le parti filler si armonizzano nella trama senza infastidire lo spettatore. Però non c'è stata una scena in particolare che mi abbia insegnato qualcosa o fatto provare qualcosa. Un paio di sequenze, addirittura, mi hanno fatto pensare what the fuck, come certe acrobazie di Legolas (Orlando Bloom) decisamente troppo videoludiche, o le scenette (di cui non si sentiva bisogno) con Alfred Leccasputo (...). 
Ho apprezzato - più di quanto mi aspettassi a onor del vero - la storyline di Tauriel (Evangeline Lilly). Sin dall'inizio non mi è piaciuta Tauriel, o meglio non mi è piaciuto come gli sceneggiatori abbiano buttato alle ortiche l'idea di inserire una guerriera (quindi un personaggio femminile che fosse un'eroina e non una damigella in difficoltà) semplicemente per creare una love story nel film. Tuttavia guardando l'evoluzione del rapporto tra Tauriel e Kili (Aidan Turner) in questo terzo episodio mi sono resa conto che il punto di vista attraverso cui si vive la love story sullo schermo è quello di Tauriel. Quindi non abbiamo una donna oggetto (elfa oggetto?) ma piuttosto un uomo oggetto (o nano oggetto?) e Tauriel e Kili si salvano più volte a vicenda: il loro rapporto quindi si muove su un piano di assoluta parità. 
Sempre a proposito di personaggi femminili, abbiamo un paio di scene in cui la Galadriel di Cate Blanchett dà il meglio di sé e usa i suoi poteri in modo davvero terrificante. Non dico altro, ma vedrete. 
Bravissimi Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Lee Pace e Luke Evans. Ho apprezzato in particolare come Armitage e Pace siano riusciti a interpretare dei personaggi né totalmente positivi né totalmente negativi: Thorin ha ceduto alla malattia dell'oro e Pace non ha saputo preferire la pace (perdonate il gioco di parole) alla guerra. In generale tutto il film è riuscito a far passare il concetto che il potere logora e non credo che sia stato fatto in modo accidentale. Tra l'altro, sono io che penso troppo o anche un'affermazione come "la casa non è l'oro" può essere interpretata come un cenno alla politica del mattone e quindi avere implicazioni interpretative che riportano all'economia politica? In fondo da sempre il fantasy è metafora della realtà. 
In conclusione, un film da vedere in cerca di significati nascosti e per apprezzare il lavoro dell'ottimo cast e la splendida messa in scena, ma che non offre momenti di pura emozione da portarsi dietro. 

E voi vedrete il film? Avete letto il libro? Che ne pensate?
Saluti compulsivi a tutti,
B. 


lunedì 8 dicembre 2014

Il ragazzo invisibile

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic cinefila a scrivervi: qualche giorno fa, in quel di Roma, sono capitata alla proiezione stampa del nuovo film di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile, prodotto da Rai Cinema e 01 Distribution. Ambientato a Trieste, è un ottimo primo esempio di cinecomics made in Italy. In accompagnamento al film, in sala dal 18 dicembre, il fumetto omonimo Panini e il romanzo Salani. Vediamo trama, trailer e la mia opinione sul film, in cui recitano Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Christo Jivkov, Ksenia Rappoport e i giovani (e bravi) Ludovico Girardello e Noa Zatta (Michele e Stella). 

Il ragazzo invisibile, il poster

La trama

Il film ha per protagonista Michele, un adolescente apparentemente come tanti che vive in una tranquilla città sul mare. Non si può dire che a scuola sia popolare, non brilla nello studio, non eccelle negli sport. Ma a lui in fondo non importa. A Michele basterebbe avere l’attenzione di Stella, la ragazza che in classe non riesce a smettere di guardare. Eppure ha la sensazione che lei proprio non si accorga di lui. Ma ecco che un giorno il succedersi monotono delle giornate viene interrotto da una scoperta straordinaria: Michele si guarda allo specchio e si scopre invisibile. La più incredibile avventura della sua vita sta per avere inizio.

Il trailer ufficiale


La mia opinione sul film

Confesso di non essere una estimatrice del cinema italiano. Ho visto pochi film nostrani (in generale) e nessuno di Gabriele Salvatores (in particolare); non saprei dire fino a che punto Il ragazzo invisibile si possa inquadrare come film autoriale. Di certo, e su questo non ho subbi, è un bel film. Mi è piaciuto molto, ho apprezzato la costruzione della storia e la caratterizzazione dei personaggi. Quando ho letto la trama il mio primo pensiero è stato: "Ci risiamo. Il solito supereroe imbranato che sogna la ragazza impossibile e poi la salva". Il film però ha smentito le mie aspettative, perché in Michele ci si riconosce senza difficoltà, pur avendo idealmente poco in comune con un ragazzino di quattordici anni: Michele è l'adolescente che ognuno di noi ha lasciato indietro, che non viene visto perché non sa vedersi. Ho adorato anche Stella: non è una ragazzina oggetto, messa lì in premio per Michele. E' lei stessa un'eroina,pur senza poteri, perché ha l'abilità di saper mettere a frutto le proprie doti, quali che siano. Michele salva Stella, ma è soprattutto Stella a salvare Stella, e credo si tratti di un messaggio importante.  

Senza fare spoiler vi anticipo che, sebbene il film abbia una sua conclusione, viene ventilata la possibilità di un sequel o comunque di un ampliamento della storia. C'è una sorta di scena post titoli di coda in puro stile Marvel, quindi vi consiglio di non abbandonare subito la sala, anche per poter ascoltare la colonna sonora originale, molto suggestiva. Sì, sì, lo so, questo mese escono già Lo Hobbit e Big Hero 6, ma vi consiglio di non perdere Il ragazzo invisibile, davvero un ottimo film da vedere a Natale, soprattutto per chi non si perde un cinecomic e sogna segretamente di trasformarsi in un supereroe.

Saluti compulsivi (e invisibili) a tutti,
B. 


venerdì 5 dicembre 2014

Big Hero 6

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic al settimo cielo a scrivervi: ieri sera ho partecipato alla proiezione stampa romana di Big Hero 6, film di Natale Disney, nei cinema dal 18 dicembre. Lo aspettavo da mesi: all'estero è già uscito e la "Big Hero 6 mania" impazza in rete. Se - a differenza della sottoscritta - non avete avuto la sfortuna di beccare spoiler e non sapete di cosa parla, ecco la trama.

Il poster del film

Trama

Big Hero 6 è la toccante e avventurosa commedia sull’enfant prodige esperto di robot di nome Hiro Hamada, che impara a gestire le sue geniali capacità grazie a suo fratello, il brillante Tadashi e ai suoi amici particolari: l’adrenalica Go Go Tomago, il maniaco dell’ordine Wasabi No-Ginger, la maga della chimica Honey Lemon e l’entusiasta Fred. Quando una serie di circostanze disastrose catapultano i protagonisti al centro di un pericoloso complotto che si consuma sulle strade di San Fransokyo, Hiro si rivolge al suo amico più caro, un sofisticato robot di nome Baymax, e trasforma il suo gruppo di amici in una squadra altamente tecnologica, per riuscire a risolvere il mistero. Ispirato all’omonimo fumetto Marvel e ricco di adrenaliniche scene d’azione, sentimenti e umorismo, Big Hero 6 è diretto da Don Hall (Winnie the Pooh – Nuove Avventure nel Bosco dei Cento Acri) e Chris Williams (Bolt), ed è prodotto da Roy Conli (Rapunzel – L’Intreccio della Torre). Il film uscirà al cinema il 18 dicembre, anche in 3D.

Il trailer italiano



La mia opinione sul film

Ci sono modi diversi di guardare un film. Potrei scrivere una recensione razionale oppure una emotiva. La prima rileverebbe che, tutto sommato, la struttura dei personaggi di Big Hero 6 è semplicistica, alcune situazioni non sono coerenti in termini di coordinate spazio-temporali e certi plot twist risultano nel complesso intuibili. Ma una recensione di questo tipo non renderebbe giustizia a Big Hero 6, che ha come argomento centrale il dolore, non solo fisico ma psicologico. Il robot Baymax, creato da Tadashi Hamada, nasce con lo scopo di guarire Hiro ogni volta che il ragazzino prova del dolore; ma cosa accade se il dolore è interiore? Come aiutare un quattordicenne che ha già perso molto nella vita?  


Da sinistra: Frank, GoGo, Baymax, Hiro, Honey Lemon e Wasabi
Sono molte le cose che ho adorato in Big Hero 6. La futuristica città di San Fransokyo, per dirne una; a metà strada tra Tokyo e San Francisco, è il luogo ideale in cui vivere, tra grattacieli, tram vecchio stile e una fantastica università per nerd. Ho adorato Hiro e Baymax: se avessi venti anni di meno mi innamorerei perdutamente di Hiro (ok, forse anche alla mia età, ho una piccola cotta per lui). Spero che la Disney crei dei pupazzi anti stress di Baymax perché ne vorrei uno da abbracciare ogni giorno. Ho adorato la squadra di supereroi che in fondo sono dei ragazzi normalissimi, contraddistinti dal desiderio di fare la cosa giusta. Mi è piaciuto il parallelismo tra i fratelli Hamada; inizialmente, seppure in modo molto sottile, Hiro ci viene presentato come l'anti Tadashi: tanto Tadashi è entusiasta e sicuro di sé, impegnato a fare la cosa giusta, tanto Hiro non mette a frutto la sua intelligenza e i suoi talenti, preferisce costruire robot per combattimenti clandestini e mettersi nei guai, e decide di iscriversi all'università dei nerd (già, perché Hiro è un genio e si è diplomato a tredici anni) solo quando il suo orgoglio viene stuzzicato. Eppure, in una delle scene finali del film, anche Hiro, come Tadashi, farà la cosa giusta, dimostrando di non essere poi tanto diverso dal fratello maggiore.

Non mancano le citazioni: dal simbolo della ghiandaia imitatrice che sembra uscito da Hunger Games a Stan Lee, che compare in un quadro ed è nientemeno che il padre di Frank. Ispirato a un omonimo comics Marvel in sei volumi, Big Hero 6 è il connubio perfetto tra Disney e Marvel, 50% film di Natale Disney e 50% cinecomic Marvel. Al progetto ha collaborato nientemeno che Man of Action, uno dei creatori di Ben 10, serie animata che adoro (senza ironia. E sì, lo so che non sono in target). Prima di lasciarvi al video di Immortals dei Fall Out Boy, colonna sonora del film, vi dico che Big Hero 6 mi è piaciuto moltissimo: diverte e fa venir voglia di abbracciare qualcuno. Non perdetelo. 


Immortals - Fall Out Boy



NB Vi segnalo inoltre un'iniziativa importantissima: Big Hero 6 segna l'inizio della collaborazione tra The Walt Disney Company Italia e la onlus MediCinema Italia, che ha come obiettivo la costruzione di sale cinematografiche all'interno degli ospedali per portare sollievo psicologico ai degenti e ai parenti. Presto inizierà la costruzione della prima sala cinematografica all'interno del Policlinico Gemelli di Roma. Per maggiori info, vi lascio il link al sito di MediCinema.

martedì 18 novembre 2014

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic assonnata a scrivervi, reduce dalla proiezione stampa in anteprima di un film atteso da molti, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1, terzo adattamento cinematografico a cura di Universal Pictures dalla saga di Hunger Games di Suzanne Collins. Prima di procedere con la mia opinione sul film, vediamo trama e trailer...


Katniss Everdeen, la ribelle meglio vestita di Panem

La trama

Il fenomeno mondiale di Hunger Games torna ad illuminare l'oscurità con Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1. Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) si trova ora nel Distretto 13 dopo aver annientato i giochi per sempre.
Sotto la guida della Presidente Coin (Julianne Moore) e i consigli dei suoi fidati amici, Katniss spiega le sue ali in una battaglia per salvare Peeta (Josh Hutcherson) e un intero Paese incoraggiato dalla sua forza.
Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1, è diretto da Francis Lawrence per la sceneggiatura di Danny Strong e Peter Craig, e prodotto dalla Color Force di Nina Jacobson con il produttore Jon Kilik. 
Il libro da cui il film è tratto è il terzo della trilogia scritta da Suzanne Collins, stampata in più di 65 milioni di copie solo in U.S.

Il trailer ufficiale


La mia opinione sul film

Partiamo da una premessa: non sono una fan della saga di Suzanne Collins. Non ho letto Hunger Games, ho letto La ragazza di fuoco, ho iniziato Il canto della rivolta ma mi sono fermata alle prime ottanta pagine. Detto questo, i film Hunger Games e Hunger Games: La ragazza di fuoco mi sono piaciuti, hanno saputo aggiungere un tocco di personalità a Capitol City e hanno avuto un buon casting, a cominciare da Jennifer Lawrence ma non solo. 
Questa premessa mi sembra doverosa per spiegarvi il mio punto di vista su questa Parte 1, che cinematograficamente parlando non mi è dispiaciuta. No, il problema è nella trama, ma è un problema di fondo di fronte a cui la sceneggiatura non può fare miracoli. Da una parte va considerato che il successo di Hunger Games si basa sulle dinamiche all'interno dell'arena e dopo due libri in cui Katniss partecipava ai giochi era ipotizzabile un calo di tensione nel terzo volume, quando riproporre l'arena e i giochi sarebbe stato fuori luogo oltre che ripetitivo. Inoltre, questo adattamento non si riferisce neppure a Il canto della rivolta per intero, perché se avevano diviso in due Harry Potter e i doni della morte e Breaking Dawn che facciamo, questo non lo dividiamo? No, certo, chi se ne frega se poi non succede nulla e il tutto si potrebbe riassumere in un paio di scene emozionanti in un film della durata di due ore. 


Nella clip "Se noi bruciamo voi bruciate con noi" - che dura un minuto, sottolineiamolo - c'è tutto ciò che di emozionante c'è nel film. Il resto sembra inserito per due scopi: mostrare la bravura di Jennifer Lawrence e del cast (di cui ho particolarmente apprezzato Natalie Dormer e Josh Hutcherson, che compare poco ma convince tanto) e mostrare che, in fondo, i ribelli del Distretto 13 non sono poi così diversi da Capitol City. La presidente Coin (Julianne Moore) è un perfetto alter ego del presidente Snow (Donald Sutherland), di cui può non condividere i fini ma di certo condivide i mezzi. Sembra che le speranze per una vera libertà a Panem siano molto basse, e che l'alternativa all'oppressione consumistica di Capitol City sia l'oppressione generalizzata del Distretto 13.

Gale ovvero Liam Hemsworth, il ribelle meglio attrezzato di Panem

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 non è di sicuro il film più riuscito del franchise di Hunger Games. Il cast, la buona regia (di Francis Lawrence) e la colonna sonora (potete ascoltare qui Ladder Song di Lorde) non possono nulla di fronte alle debolezze della trama del romanzo della Collins. Come ho scritto sopra, non ho mai finito di leggere Il canto della rivolta e non so cosa aspettarmi dalla Parte 2. Posso solo dire che spero sia più ricca di azione e in grado di emozionare e concludere degnamente una saga cinematografica che ci ha tenuto una gradevole compagnia per anni.
Ora, visto che sono una fangirl, vi lascio al poster di Finnick Odair (interpretato da Sam Claflin). Per quale motivo? Restando in gergo fangirlico because of reasons

Sam Claflin aka Finnick Odair, because of reasons


Bye Bye compulsivo a tutti,
B.




mercoledì 5 novembre 2014

Interstellar

Buongiorno compulsivo a tutti,
è una Bookaholic impegnata a ricordare il 5 novembre per motivi diversi da quelli di tutti gli altri a scrivervi. Ieri sera la vostra Bookaholic è stata invitata alla proiezione in anteprima di Interstellar, nuovo film di Christopher Nolan - sceneggiato insieme al fratello Jonathan, sì, quello di Person of Interest - da domani al cinema. E' quindi vitale condividere le mie impressioni sul film con voi prima possibile. Ma di cosa parla Interstellar

Il poster di Interstellar

La trama
In un futuro imprecisato, un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente l'agricoltura. Un gruppo di scienziati, sfruttando un "wormhole" per superare le limitazioni fisiche del viaggio spaziale e coprire le immense distanze del viaggio interstellare, cerca di esplorare nuove dimensioni.
Il granturco è l'unica coltivazione ancora in grado di crescere e loro sono intenzionati a trovare nuovi luoghi adatti a coltivarlo per il bene dell'umanità.
Il regista visionario della trilogia de Il Cavaliere Oscuro e Inception, che con i suoi film ha rinnovato più di ogni altro la cinematografia contemporanea, si misura questa volta con uno sci-fi dirigendo, come sempre, un cast eccezionale. 

Il trailer ufficiale

La mia opinione sul film
Premessa: questa recensione non conterrà spoiler sul film, ma non potrò evitare di parlare di alcuni aspetti della trama. Okay? Okay.
Partiamo da Nolan. Non so quanti di voi abbiano visto Memento e The Prestige oltre a The Dark Knight e Inception. Se non l'avete fatto vi consiglio di recuperarli, se li conoscete avrete notato che concetti come lo spazio, il tempo e la memoria sono al centro dello storytelling di Nolan. Interstellar non fa eccezione e stavolta questi temi vengono affrontati in modo molto esplicito grazie all'espediente fantascientifico. Anche qui abbiamo un "punto di sincronizzazione", una situazione che si ripete più volte nel film assumendo, di volta in volta, un significato diverso: quando i suoi libri continuano a cadere dallo scaffale allo stesso modo formando messaggi in codice Morse la giovane Murph (Mackenzie Foy e Jessica Chastain) capisce che qualcuno sta tentando di parlarle. Inizialmente Murph non capisce il senso di questi messaggi inviati da un fantasma e nemmeno noi. Ma tutto ci sarà chiaro entro la fine del film. E' questo ciclo che a mio parere funziona in Interstellar rendendolo un film affascinante. 

C'è tuttavia una sostanziosa parte centrale in cui il film segue il viaggio nello spazio, in cerca di nuovi mondi abitabili dall'umanità, del padre di Murph, Cooper (Matthew McConaughey) e della dottoressa Brand (Anne Hataway). Da non appassionata di fantascienza, questa è forse la parte che ho apprezzato di meno: l'espediente del wormhole è un classico della science-fiction ed è già stato sfruttato in Stargate - un nome a caso. Inoltre dopo Gravity - pur concepito in modo molto diverso - è difficile scrollarsi di dosso la sensazione di già visto. A impressionarmi di più è stata la gigantesca onda anomala che i nostri eroi sono costretti ad affrontare su un pianeta interamente ricoperto d'acqua: ho una mezza fobia per le onde così alte e stavo per scappare a gambe levate dal cinema. Giuro, ho adocchiato preoccupata le uscite, poi però ho afferrato i braccioli della poltrona e non mi sono mossa. In ogni caso, il viaggio spaziale mi ha lasciato insoddisfatta, quasi fosse stato inserito per allungare il film (che dura circa tre ore) e renderlo più action e spettacolare di quanto sarebbe stato se Nolan si fosse concentrato unicamente su ciò che voleva raccontare. C'è un bel riferimento alla teoria delle stringhe che però non posso contestualizzare senza fare spoiler. 

E veniamo a ciò che Nolan voleva raccontare. A tempo, spazio e gravità Nolan aggiunge idealmente un'altra variabile quantificabile, l'amore. Non inteso in senso romantico ma in senso più lato, familiare. Questa idea passa in modo genuino e non retorico e senza dubbio è un aspetto che ho apprezzato. Il film merita inoltre 10.000 punti solo per non aver inserito love story superflue e inutili tra Cooper e la dottoressa Brand: finalmente una protagonista femminile che non è nella storia per innamorarsi del protagonista maschile. Ho apprezzato anche l'idea di base del film che sposa una visione trascendentale che mi ha ricordato Flatlandia

Il cast. Che dire sul cast, sono semplicemente perfetti tutti. La proiezione è stata in italiano quindi non abbiamo potuto apprezzare le voci originali, ma a livello interpretativo c'erano tutti ed era evidente. D'altra parte Nolan è ormai uno dei registi che può permettersi di lavorare con chiunque, riunendo Premi Oscar a destra e a manca. Bravo McConaughey, che da Killer Joe in poi è in assoluto stato di grazia, brava la Hataway che merita un posto d'onore nell'Olimpo hollywoodiano. Nel cast, oltre alla già citata Jessica Chastain, John Lithgow, Michael Caine, Matt Demon e Topher Grace. Ottime le musiche di Hans Zimmer

Ne consiglierei la visione? Nì. Non mi ha convinto del tutto ma lo consiglierei in ogni caso. Interstellar non è un film facile: è lungo, genera ansia, angoscia, e il fascino che avevano Memento e The Prestige viene diluito dalla vena action che forse non era proprio strumentale alla storia. Non il miglior Nolan a mio parere ma pur sempre Nolan. 



mercoledì 29 ottobre 2014

La storia della principessa splendente

Buon pomeriggio compulsivo a tutti,
prima che proseguiate nella lettura, devo avvisarvi: questo appuntamento con Confessions of a Bookaholic è inconsueto. Per la prima e finora unica volta non vi parlerò di un libro ma di un film. Ho riflettuto un poco sull'opportunità di scriverne qui perché questo spazio solitamente è dedicato a romanzi, graphic novel e poco altro. Alla fine ho optato per il sì per due ragioni: 1) libri o film, poco importa: quel che conta è che siano belle storie; 2) parecchi lit blog che seguo hanno sezioni dedicate al cinema e alle serie tv, quindi perché fare la snob? Chiusa la premessa, addentriamoci nella mia opinione su La storia della principessa splendente.

Il poster del film


Scritto e diretto da Isao Takahata (La tomba delle lucciole, Heidi, Lupin III, Anna dai capelli rossi) sulla base del racconto popolare giapponese Taketori Monogatari - Il racconto di un tagliabambù - La storia della principessa splendente sarà al cinema lunedì 3, martedì 4 e mercoledì 5 novembre distribuito da Lucky Red

La trama
Ispirato a uno dei più popolari racconti giapponesi (Taketori monogatari, Il racconto di un tagliabambù), La Storia della principessa Splendente narra le vicende di Kaguya, minuscola creatura arrivata dalla Luna e trovata in una canna da bambù da un vecchio tagliatore. Accolta e cresciuta come una figlia dal tagliabambù e sua moglie, la piccola cresce a vista d’occhio, affascinando tutti quelli che entrano in contatto con lei, fino a diventare una splendida giovane donna. Molti sono i suoi pretendenti, ma nessuno è in grado di portarle quello che davvero desidera, e nessuno, nemmeno l’Imperatore, riesce a conquistare il suo cuore...

Il trailer ufficiale

La clip "La missione dei cieli"

La mia opinione sul film

Inizio dicendovi che apprezzo l'animazione giapponese in generale e lo Studio Ghibli in particolare. Non sempre mi è stato facile approcciarmi a Takahata: ho dovuto interrompere la visione di Una tomba per le lucciole dopo pochi minuti perché troppo triste, però ho trovato Anna dai capelli rossi delizioso. Mi aspettavo un film profondo e malinconico e non sono rimasta delusa. Lo stile acquerellato dei disegni è incantevole e funzionale allo storytelling: non sembra di guardare un film ma le illustrazioni di un libro di fiabe. E fiaba La storia della principessa splendente lo è fino in fondo: abbiamo una principessa dalle origini misteriose, cresciuta da una coppia di genitori adottivi amorevoli ma non sempre in grado di capire le emozioni della giovane protagonista. Abbiamo la hybris di un padre che prende decisioni nel nome della figlia convinto di perseguire la sua felicità secondo norme socialmente accettate. Abbiamo un gruppo di pretendenti che amano una donna che non hanno mai visto come se fosse un oggetto. E, cosa più importante di tutte, abbiamo una giovane donna che non è un dono del cielo fatto ad altri ma accoglie la vita come un dono che le è stato fatto, come ognuno di noi dovrebbe fare. Kaguya non vuole depilarsi le sopracciglia (se no il sudore le andrebbe negli occhi) o dipingersi i denti di nero (e se volesse ridere sguaiatamente?) o stare seduta in un angolo a guardarsi diventare la proprietà di qualcun altro. Le interessa sperimentare sulla propria pelle la vita degli alberi e degli animali e la compassione della gente

Nonostante le due ore e mezza di durata e il ritmo lento, il film scorre piacevolmente, anche grazie alla magica colonna sonora firmata da Joe Hisaishi, che collaborò con lo Studio Ghibli già in La città incantata, Il castello errante di Howl e La principessa Mononoke (per citarne solo alcuni). La proiezione stampa a cui ho assistito non era in versione originale, tuttavia Gualtiero Cannarsi, direttore dell'adattamento italiano, ha scelto di lasciare in versione originale Warabe Uta, Tennyo No Uta e Inochi No Kioku, le canzoni più significative del film. Quest'ultima è scritta (parole e musica) e interpretata dalla cantautrice giapponese (nonché monaca buddista) Kazumi Nikaido e potete sentirla qui. Avrei preferito sinceramente poter vedere il film in versione originale, perché con la traduzione del giapponese si perdono molte sfumature, soprattutto riguardanti l'uso dei suffissi onorifici. 

Ho trovato La storia della principessa splendente un film molto femminista e per certi versi disincantato: siamo lontani dallo sguardo incantato di Hayao Miyazaki. Se amate i lavori dello Studio Ghibli vi consiglio di non perderlo. Stesso discorso per chi ama il Giappone, le storie di donne e le storie belle in generale.